Mercoledì 11 ottobre 2006 - Culiacán - UAS (Università Autonoma di Sinaloa)
10:30 Incontro con gli studenti dell’Università all’entrata della biblioteca.
Sulle scale della biblioteca, è avvenuto un incontro con gli studenti dell’università, che si sono presentati come singoli, come organizzazioni o collettivi, esponendo i propri problemi e facendo sentire la propria voce, spesso inespressa per mancanza di occasioni e di ascolto. Il problema è la diversità, nel modo di vestire, di parlare, di esprimere la propria sessualità e soprattutto di pensare, che porta a discriminazioni e forme di repressione da parte della società.
Il coordinatore della lotta universitaria, parla anche di mancanza d’attenzione da parte degli studenti durante le lezioni. Questo non è dovuto dalla mancanza di interesse, bensì dalla stanchezza di lavori notturni, necessari per un minimo di autonomia dalla famiglia, o dalla mancanza di una corretta alimentazione.
Non è mancato l’intervento del compagno d’Atenco, che ha denunciato le violenze delle giornate del 3/4 maggio e la solidarietà a tutte le persone vittime della repressione, in primis ai presi politici.
Marcos parla della lotta indigena, della loro diversità e della loro discriminazione. Qualcuno ride al nome tzozil e tzental, forse perché le diverse realtà sono per tutti sempre difficili da comprendere e accettare.
Più si sale verso i paesi del nord, più la lotta indigena del Chiapas si ritira in quello che ormai diviene sempre più il “Lontano Sud”.
Mercoledì 11 ottobre 2006 - Culiacán - biblioteca UAS (Università Autonoma di Sinaloa)
12:00 Assembla con madri di desaparecidos.
VIVOS SE LOS LLEVARON,VIVOS LOS QUEREMOS!
Sei erano le donne sedute al tavolo, pronte ancora una volta a ricordare il loro dolore, presente nei loro sguardi e nelle loro parole; hanno raccontato le storie dei loro figli, spariti nel silenzio di chi vuole tacere e dimenticare. Molti di loro ancora giovanissimi, sono stati portati via dalle loro famiglie senza motivazioni e da quel momento scomparsi agli occhi dei loro cari e della gente.
Le madri conservano il ricordo e le foto dei loro figli ancora ragazzi diciassettenni, quando ormai sono passati quasi trent’anni di silenzi, richieste ignorate, speranze e delusioni.
Queste donne non perdonano, chiedono giustizia e soprattutto rivogliono i loro figli vivi, così come gli sono stati presi trent’anni prima.
La loro voce chiede appoggio e sostegno: tutti noi siamo stati chiamati direttamente come testimoni. Da questo momento, la lotta sarà portata avanti dalla Otra Campagña e da tutti quelli che la vorranno sostenere, fino a quando non si otterrà l’attenzione dell’opinione pubblica. Le foto e i nomi di questi ragazzi, saranno portati nelle piazze delle città dove farà tappa la carovana, per far riemergere ciò che era stato dimenticato. Questa “non fu una guerra sociale, ma un crimine di stato”, che non è terminato con il rapimento dei ragazzi, perchè continua nel dolore che provano queste madri ogni giorno.
QUESTI SONO I NOMI DEI RAGAZZI:
Rigoberto Rodriguez Rivera
Fco Javier Manriquez Perez
Henry Lopez Gaytan
Oscar Gaxiola Murillo
Juan De Dios Carvajal Perez
Cristina Rocha De Herrera
Tranquilino Herrera Alvarez
Manuel Rojas Gaxiola
Jose Barron Caldera
Jose Gpe Sicairos Angulo
Rafael Jañez Ravelas
Angel Manuel Herrera Alvarez
Luis Fco Garcia Castro
Carlos Aleman Velazquez
Hector David Sandoual
Joel Orlando Miguel Anaya
Miguel Angel Valenzuela Rojo
Edmundo Hernandez Borrego
Gilberto Arrojo Lopez
Jose Manuel Alapisco Lizarraga
Juan German Flores Carrasco
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