domenica 31 agosto 2008

2 ottobre 1968: Non si dimentica. Non si perdona

02 ottobre 2006

Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena.

A 38 anni dal massacro perpetuato dallo stato contro il movimento studentesco, quando l'esercito sparò sulla folla di manifestanti, il ricordo è ancora vivo.
Si è svolta oggi, 2 ottobre 2006, una manifestazione pacifica a cui hanno partecipato studenti universitari e delle scuole superiori, associazioni e comitati che sentono ancora vivo il dolore di quella giornata. Al dolore di ieri, si aggiunge però quello di oggi, dei maestri di Oaxaca e dei campesinos di Atenco, che hanno sfilato nel corteo con i maceti in pugno, simbolo di una lotta sempre accesa.
La repressione portata avanti dal governo Gustavo Diaz Ordaz nel 1968, è la stessa che utilizzò il governo attuale ad Oaxaca e Atenco. Non si vuole solo ricordare, ma denunciare nuovi crimini che colpiscono il popolo messicano.
Il corteo è partito verso le 17.00 da piazza delle Tre Culture e si è snodato lungo le strade principali fino allo Zocalo.
I primi striscioni sono della Associacion Popular de Pueblos de Oaxaca, seguiti dal Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra, dal Comité 68 (Para evitar represion futuras castigo a los genocidas de ayer y de hoy), dai sindacati magisteriali, dal Frente Popular Francisco Villa (este dialogo no lo entendemos). In gran numero partecipano anche altre organizzazioni studentesche e sociali.
Tante sono le voci che gridano e tantissimi gli striscioni, i manifesti, i cartelloni che vengono innalzati. Anche quando la pioggia inizia a cadere con insistenza sui manifestanti, non si placano le urla e i canti.
La manifestazione continua nella Plaza de la Constitución, dove è stato allestito un palco.
Qui parlano donne e uomini in rappresentanza di comitati, organizzazioni e studenti: chiedono giustizia e rispetto della volontà del popolo, chiedono di fermare la repressione a Oaxaca, libertà per i prigionieri politici, un'educazione per tutti.
Unica è la voce per dire che non si dimentica e non si perdona.

sabato 30 agosto 2008

Sinaloa

Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena

Mercoledì 11 ottobre 2006 - Culiacán - UAS (Università Autonoma di Sinaloa)
10:30 Incontro con gli studenti dell’Università all’entrata della biblioteca.
Sulle scale della biblioteca, è avvenuto un incontro con gli studenti dell’università, che si sono presentati come singoli, come organizzazioni o collettivi, esponendo i propri problemi e facendo sentire la propria voce, spesso inespressa per mancanza di occasioni e di ascolto. Il problema è la diversità, nel modo di vestire, di parlare, di esprimere la propria sessualità e soprattutto di pensare, che porta a discriminazioni e forme di repressione da parte della società.
Il coordinatore della lotta universitaria, parla anche di mancanza d’attenzione da parte degli studenti durante le lezioni. Questo non è dovuto dalla mancanza di interesse, bensì dalla stanchezza di lavori notturni, necessari per un minimo di autonomia dalla famiglia, o dalla mancanza di una corretta alimentazione.
Non è mancato l’intervento del compagno d’Atenco, che ha denunciato le violenze delle giornate del 3/4 maggio e la solidarietà a tutte le persone vittime della repressione, in primis ai presi politici.
Marcos parla della lotta indigena, della loro diversità e della loro discriminazione. Qualcuno ride al nome tzozil e tzental, forse perché le diverse realtà sono per tutti sempre difficili da comprendere e accettare.
Più si sale verso i paesi del nord, più la lotta indigena del Chiapas si ritira in quello che ormai diviene sempre più il “Lontano Sud”.


Mercoledì 11 ottobre 2006 - Culiacán - biblioteca UAS (Università Autonoma di Sinaloa)
12:00 Assembla con madri di desaparecidos.
VIVOS SE LOS LLEVARON,VIVOS LOS QUEREMOS!
Sei erano le donne sedute al tavolo, pronte ancora una volta a ricordare il loro dolore, presente nei loro sguardi e nelle loro parole; hanno raccontato le storie dei loro figli, spariti nel silenzio di chi vuole tacere e dimenticare. Molti di loro ancora giovanissimi, sono stati portati via dalle loro famiglie senza motivazioni e da quel momento scomparsi agli occhi dei loro cari e della gente.
Le madri conservano il ricordo e le foto dei loro figli ancora ragazzi diciassettenni, quando ormai sono passati quasi trent’anni di silenzi, richieste ignorate, speranze e delusioni.
Queste donne non perdonano, chiedono giustizia e soprattutto rivogliono i loro figli vivi, così come gli sono stati presi trent’anni prima.
La loro voce chiede appoggio e sostegno: tutti noi siamo stati chiamati direttamente come testimoni. Da questo momento, la lotta sarà portata avanti dalla Otra Campagña e da tutti quelli che la vorranno sostenere, fino a quando non si otterrà l’attenzione dell’opinione pubblica. Le foto e i nomi di questi ragazzi, saranno portati nelle piazze delle città dove farà tappa la carovana, per far riemergere ciò che era stato dimenticato. Questa “non fu una guerra sociale, ma un crimine di stato”, che non è terminato con il rapimento dei ragazzi, perchè continua nel dolore che provano queste madri ogni giorno.


QUESTI SONO I NOMI DEI RAGAZZI:
Rigoberto Rodriguez Rivera
Fco Javier Manriquez Perez
Henry Lopez Gaytan
Oscar Gaxiola Murillo
Juan De Dios Carvajal Perez
Cristina Rocha De Herrera
Tranquilino Herrera Alvarez
Manuel Rojas Gaxiola
Jose Barron Caldera
Jose Gpe Sicairos Angulo
Rafael Jañez Ravelas
Angel Manuel Herrera Alvarez
Luis Fco Garcia Castro
Carlos Aleman Velazquez
Hector David Sandoual
Joel Orlando Miguel Anaya
Miguel Angel Valenzuela Rojo
Edmundo Hernandez Borrego
Gilberto Arrojo Lopez
Jose Manuel Alapisco Lizarraga
Juan German Flores Carrasco

venerdì 29 agosto 2008

Municipio di Ensenada

17 ottobre 2006

Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena

Martedì 17 ottobre - Municipio di Ensenada

17 ottobre, un’altra data, un’altra speranza,un altro passo di un'unica lotta.una lotta che gli abitanti della regione di Ensenada portano avanti da più di due anni contro l’istallazione di centrali di regasificazione di proprietà di transnazionali straniere.
Anche oggi la gente porta avanti con sdegno e determinazione la propria lotta contro una serie di illegalità compiute dal loro governo che provoca irreparabili danni al patrimonio ecologico, medioambientale, culturale.

Infatti, Il mal governo “vendepatrias” mette a disposizione di transnazionali come Sempra Energy, Royal Dutch/Shell Group, Chevron Texano e altri(sempre stranieri) zone federali marittime e terrestri, violando leggi(l’articolo 27 della costituzione) e norme stabilite dalla regione come il “Corredor Costero Tijuana-osarito-Ensenada”.

Per portar avanti questo progetto le compagnie di propaganda promettevano un gran beneficio economico e lavorativo a questa regione ma la reale conseguenza è ben diversa: un impatto ambientale devastante causato dall’emanazione di sostanze contaminanti provenienti dalle centrali termoelettriche che impoveriscono la qualità dell’aria, causando molte complicazioni respiratorie negli esseri umani come asma, leucemia allergia e cancro e lo sterminio di boschi e alghe marittime che mettono in pericolo molti ecosistemi.
Inoltre nelle coste di questa penisola i depositi e le centrali di regasificazione rappresentano un pericolo latente date le condizioni sismiche della regione che trasformano queste centrali in vere e proprie bombe pronte ad esplodere da un giorno all’altro, provocando effetti inimmaginabili.

Oltre alla denuncia dei notevoli danni ambientali la protesta si concentra anche sulla rivendicazione dell’articolo 27 che vieta l’esportazione dell’energia prodotta nel territorio messicano verso il mercato estero, rivendicandone l’uso locale.
Queste gigantesche strutture (che comprendono gasdotti e cavi d’alta tensione) non solo hanno un impatto ambientale devastante ma ostacolano anche le attività tradizionali di questa regione come il turismo, la pesca e l’agroindustria.
Queste centrali termoelettriche, questi cavalli di troia, rappresentano come abbiamo visto una minaccia per la sopravvivenza e il benessere di tutta la comunita e un ulteriore esempio della corruzione che spesso caratterizza il governo messicano.

Una domanda nasce spontanea:perché queste compagnie straniere si istallano nel loro paese d’origine?
Il motivo è che negli USA i cittadini fanno rispettare al loro governo le leggi ambientali internazionali e nel governo messicano trovano le condizioni di corruzione adeguate per moltiplicare il loro capitale senza restrizioni.
Il popolo di Ensenada dice basta, basta alle centrali di regasificazione, basta ad un governo che ignora con facilità le norme ambientali mettendo a rischio la loro salute la loro sicurezza e la loro cultura.

La partecipazione è sentita e determinata ma apparentemente molto ridotta nonostante queste centrali regasificatore rappresentino una minaccia chiara e immediata per tutti gli abitanti di questa regione forse perché fino a quando il problema non colpisce quotidianamente (come accade per i pescatori che ogni giorno combattono contro la svalutazione del pescato o come accade agli abitanti di Dautillos che vivono
circondati da rifiuti) può esser più facilmente ignorato.

giovedì 28 agosto 2008

Comunità Pimas Maicouas

25 ottobre 2006
Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena

Giungiamo alla comunità verso sera e facciamo appena in tempo a vedere le cime delle montagne arrossate dal sole prima che questo scompaia alle loro spalle.
La comunità è formata da pochissime case, guardandoci in torno arriviamo a contarne sei, il resto sono prati e campi, circondato da montagne. Una volta calato il sole ci accorgiamo che l’unica fonte di luce e di calore è un fuocherello sul quale stanno cuocendo delle patate in brodo e un ottimo caffè: questa è la cena che ci viene offerta e che noi consumiamo con molto rispetto, perché comprendiamo il valore che ha per loro.
Siamo a 2400 metri e la casa che ci ospita non ha vetri alle finestre, come le altre del resto: al posto del vetro è stato posto un cellofan trasparente fissato con dei chiodi e dei sassi. Il pavimento è in terra battuta e l’umidità la notte è molto alta.
Ci prepariamo per un incontro con loro, ma ora siamo un po’ timorosi sul dove stare, dove sedersi, se si può fotografare e filmare. Ieri siamo stati ripresi da Marcos perché nella precedente comunità qualcuno di noi ha occupato il posto riservato alle autorità tradizionale: purtroppo a volte quasi ci dimentichiamo che noi siamo ospiti, e che solo la nostra presenza con macchine fotografiche, cavalletti, computer interrompe la tranquillità di queste persone.
La notte, il silenzio della montagna crea un ambiente ancora più misterioso, vedo solo i visi delle persone intorno al fuoco, il resto è buio. Credo che non sia per nulla facile per loro farsi avanti, prendere un microfono in mano e raccontare a persone sconosciute la propria storia, persone che sono arrivate, hanno mangiato e ora sono armate di carta e penna, o peggio di telecamere, microfoni e registratori e attendono la loro parola.
Qualcuno parla, sembra di ascoltare quelle tristi storie di paesi lontani che a volte si raccontano intorno al fuoco, ma purtroppo vedo bene il viso della donna che parla e che ha voluto condividere la sua storia con noi.
La comunità possiede 7000 ettari di terra che il governo sta tentando di espropriare a favore di narcotrafficanti che già controllano parte della zona.
La maggior parte delle persone che racconta la propria esperienza, ha subito una violenza da parte del governo o dei narcotrafficanti:sono stati minacciati , colpiti e repressi e chi ha trovato il coraggio di ribellarsi, spesso ha trovato il proprio campo o la propria casa in fiamme. Le violenze messe in atto non colpiscono però solo beni materiali ma va a colpire direttamente la libertà degli abitanti della comunità, con carcerazioni ingiuste, senza prove e con false accuse, perché qui, la voce di rivolta di questi uomini e di queste donne viene sepolto dalle montagne e se questo non è sufficiente, un nuovo intervento di repressione mette tutto a tacere.
Nulla di quello che accade qui è mai stato riportato dai media di comunicazione e il governo si accorge di loro solo diventano un ostacolo a loro mal operato. Questi uomini e queste donne chiedono solo giustizia e rispetto.
Marcos dice che il nostro compito è quello di mettere le ali a queste parole e farle volare nei paesi lontani: ora ci sentiamo anche noi sepolti dal silenzio di queste montagne, ma sappiamo che le loro parole potranno veramente volare oltre l’oceano.
Quando nessuno chiede più la parola, Marcos dice che stiamo occupando la loro terra e solo in quel momento realizzo che il nostro numero è di gran lunga superiore al loro e che avevamo invaso tutto il loro spazio. Ci allontaniamo in fretta, non sappiamo ancora cosa faremo e dove passeremo la notte ma per ora restituiamo l’aria che gli abbiamo tolto e attendiamo con gli occhi alzati su un bellissimo cielo stellato.

mercoledì 27 agosto 2008

La Otra Campana a Sinaloa

Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena
9 ottobre –12 ottobre 2006
Sinaloa, regione ricordata per il narcotraffico e il commercio di pomodori, Sinaloa, un'altra vittima della “mala informazione”, vittima dell’omertà della maggior parte dei media informativi.
Sinaloa non è il commercio di pomodori e nemmeno il narcotraffico, Sinaloa è la gente semplice e umile a cui il Subcomandante Marcos vuol ridare voce…la voce dei pescatori di Teacapan (9 ottobre), di Mazatlan (9 ottobre) e di Dautillos (10 ottobre), la voce degli studenti di Culiacan (10 e 11 ottobre), di Mochicahui (12 ottobre) e di Los Mochis (12 ottobre).
Gente con una gran voglia e un gran bisogno di “farsi sentire”, di condividere i problemi e per una volta di esser presi in considerazione dall’attenzione pubblica.
Gli incontri con Marcos e la commissione sesta, rappresentano una vera e propria valvola di sfogo dopo molti anni di silenzio.
Negli occhi della gente è viva la rabbia, la forza accumulata giorno dopo giorno, ingiustizia dopo ingiustizia…ma è viva anche la speranza, la speranza riaccesa dalla presenza di “molte orecchie” pronte ad ascoltare e “molti occhi” pronti ad osservare, persone capaci di infrangere i muri della “mala informazione”, del disinteresse: medios alternativi, il cui unico obiettivo, è far luce su tutto ciò che si muove nell’ombra, mandando lontano le disperate richieste d’aiuto della gente di Sinaloa.
Questo stato, le cui più grandi città si affacciano sul mare, ha sviluppato un’economia basata sulla pesca.
Proprio quest’attività così importante per la loro sopravvivenza è continuamente minacciata dal controllo dei governi locali, che limitano tempo e quantità di pesca, oltre alla crescente svalutazione dei prodotti peschieri.
Ulteriore disagio che colpisce le comunità di Sinaloa è quello dell’immondizia, dovuto alla mancanza di un servizio per il ritiro dei rifiuti urbani. Questa sporcizia provoca un’aria malsana, portatrice di malattie che colpiscono soprattutto i bambini, alzando il tasso di mortalità infantile. Ciò non succede invece nelle zone ricche, dove i netturbini passano regolarmente.
Questo problema rimane nascosto agli occhi della gente, perché riguarda i quartieri più poveri dei quali i media non si interessano.
In questi paesi è sempre nuvoloso, ma non sono nuvole normali, sono sciami di mosche e insetti prodotti dalla “basura”, che molestano gli abitanti creando un ambiente malsano, provocando infezioni e malattie nei bambini.
Un altro dei tanti problemi di Sinaloa, è quello dell’UAIM (Università Autonoma Indigena de Mexico) che, essendo appunto autonoma, non riceve appoggio e finanziamenti del governo. Nonostante ciò si è riuscita ad organizzare, costruendo dormitori maschili e femminili, e ottenendo cibo per il pranzo degli studenti. L’obiettivo di questa università, è di infondere un’educazione coerente con le origini e le culture degli studenti, promuovendone la libertà d’espressione e di pensiero. Gli studenti chiedono di vestirsi con i loro costumi tradizionali senza però essere discriminati, il loro motto è “per cambiare il Messico bisogna cambiare la mentalità della gente”. Una professoressa dell’UAIM, afferma con tono deciso che tutti i ragazzi dell’Università, hanno grandi potenzialità e sono molto intelligenti, chiede perciò che quando tornino nelle loro comunità indigene nel Sud del Messico, possano mettere in pratica ciò che hanno imparato, e se lo chiedono, di lavorare per ciò che hanno studiato.
La carovana si ferma nelle città che hanno deciso di invitare e condividere con la Otra Campaña una parte della loro storia.
Il delegato è sempre l’ultimo a parlare: ascolta con pazienza e interesse le storie di tutti gli uomini e le donne che approfittano di questa grande occasione per far sentire la propria voce di testimonianza e denuncia, voce che non si perde nella folla ma viene catturata dai molti ragazzi e ragazze che lavorano in diversi media alternativi che seguono la Otra Campaña nelle diverse sue tappe. Lo stesso Marcos, fa da eco alle parole della gente, ricordando in ogni paese i dolori e le lotte di quelle precedenti.
Questo non è un semplice atto di denuncia ma è un compartire, un condividere, che non si limita al sapere ma a far propri i dolori altrui.
Da qui nasce anche la proposta d’essere compagni di “un'unica lotta” contro il capitalismo, che in diverse forme colpisce la gente povera e lavoratrice. Il capitalismo inteso come quel complesso meccanismo che valuta tutto tenendo come unica unità di misura il denaro, vedendo il mondo come un enorme mercato. Tutto può essere comprato e venduto, terra, aria, uomini, tutto appartiene ai potenti che fanno i loro interessi secondo la logica del guadagno. Ma le persone umili conoscono bene il valore della propria terra che dà a loro lavoro e vita, per questo comprendono le parole di Marcos che parla di lotta e autonomia.
La proposta della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona è quella di condividere le lotte individuali, Marcos non è portavoce di promesse irrealizzabili ma vuole promuovere e sostenere le lotte locali, sulle vie dell’autorganizzazione e dell’autonomia, contro un governo corrotto.
Queste proposte devono nascere dal basso, dal bisogno delle persone umili e semplici di cuore e devono essere portate avanti in collaborazione e solidarietà.
La voce di queste persone, e la loro lotta, si è ingigantita ed allargata, perché adesso viaggia con la carovana e con tutte le persone con cui hanno condiviso la loro storia.
Le macchine della carovana trasportano il ricordo della gente, le loro frasi e i loro disegni… In ogni paese, sembra che sia stata riaccesa una piccola fiamma, che può essere alimentata solo dal vento della gente che lotta.

Vendita libri usati: il bilancio

DOMENICA 24 AGOSTO a Menaggio sì è tenuta una vendita libri dove il ricavato in quell'occasione è stato raccolto interamente per finanziare i progetti che l'Associazione In Viaggio e il Coordinamento comasco per la Pace seguono nelle Comunità indigene del Chiapas Messico.
L'incasso raccolto in questa giornata è stato di € 1.140,00. Questi insieme ad altri soldi raccolti tramite atre piccole azioni, verranno consegnati ad Alessandro circa € 1.500,00 che porterà a fine mese direttamente in Chiapas.

Nei prossimi giorni cercheremo di pubblicare gli incassi delle vendite pro Chiapas fatte precedentemente.

martedì 26 agosto 2008

Dal Messico

Dai ragazzi SDU in Chiapas - Alice Serena

13 novembre 2006

Molte volte e' difficile trovare le parole per spiegare cio' che ti accade intorno, certe volte non si trovano le parole per trasmettere a chi non e' coinvolto le emozioni che si provano, ed e' difficile far capire cosa rappresenta un'esperienza come la Otra Campaña...
Questa volta le parole le ho trovate, sfogliando il diario regalato da un'amica il giorno prima di partire per il Messico...Parole che vorrei condividere perche' migliori di quelle che potrei dire io,parole che ora,dopo un mese di Otra Campaña rispecchiano i miei pensieri...

"Si possono percorrere milioni di chilometri in un sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
Ne' imparere nulla dalle genti appena sfiorate.
il senso del viaggio sta' nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.

camminando si apprende la vita
camminando si conoscono le cose
camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
cammina cercando la vita
curando le ferite lasciate dai dolori.
niente puo' cancellare il ricordo del cammino percorso."
Ruben Blandes

Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiuncue abbia una storia da raccontare e niente puo' cancellare il ricordo del cammino percorso...ed e´esattamente quello che fa la commissione sesta lungo il suo cammino.
Mi sembra fantastico e ogni volta mi stupisco quando incontro esattamente le stesse parole, gli stessi pensieri in persone che non hanno vissuto la stessa esperienza....ed e' bello pensare che forse in fondo in fondo c'e' in tutti gli uomini lo stesso desiderio e la stessa necessita' di ricercare una vita piu' vera.....e forse una via d'uscita.

domenica 24 agosto 2008

La Otra Campaña, l’unica medicina per il male peggiore di tutti i tempi

16 novembre 2006
La Otra Campaña, l’unica medicina per il male peggiore di tutti i tempi
Hermanos y hermanas Zapata Vive! La Lucha Sigue!
Alberto

E’ passato poco più di un mese da quando il 7 di Ottobre siamo partiti dal D. F. per iniziare la seconda parte di questa prima fase della Otra Campaña. Siamo partiti perché nella carovana viaggiano circa 70 persone; ci sono persone che lavorano per i mezzi di comunicazione alternativi o liberi, ci sono persone che seguono la Otra per se stessi, ci sono una dozzina di poliziotti federali e poi c’è il Sup (come lo chiamano gli indigeni) con la sua equipe d’appoggio. Tutti viaggiamo con un autobus e con circa dieci macchine, un bel convoglio, a cui si sottraggono ma soprattutto si sommano una serie di veicoli per ogni stato che tocchiamo, quando ci spostiamo di certo non passiamo inosservati. Le macchine della PFP (Polizia Federale Preventiva) aprono e chiudono la carovana, una delle tante contraddizioni di questo paese, bloccano il traffico prima del nostro passaggio, nelle città soprattutto la cosa diventa molto divertente, in alcuni casi si passa con il rosso, le macchine ferme e la gente che non capisce, poi stupita, alcuni continuano a non capire altri salutano con il segno della vittoria. Ci si sente orgogliosi e abbastanza importanti, gente che sapendo del nostro arrivo è pronta a filmare e fotografare.

Quando il Sup ora delegato zero è partito dal Chiapas il 1° di Gennaio di questo anno probabilmente non si aspettava che tanta gente voleva seguirlo nel suo recorrido per tutto il paese, si che qualcuno c’era ma non così tanti e per la maggior parte gente, giovani desiderosi di lavorare diffondendo quello che la Otra è veramente. Inizialmente, così mi hanno raccontato, chi seguiva il Sup doveva arrangiarsi per mangiare, dormire, per spostarsi, non c’era organizzazione, ognuno con il suo mezzo di trasporto e non sono mancati incidenti di vario tipo, alcuni anche in autostop. Dopo circa un mese il Sup ha lanciato un comunicato agli aderenti che lo avevano invitato nei 32 stati della federazione avvertendo che non veniva solo e quindi di prepararsi ad ospitare con un posto dove dormire e del cibo circa 50 persone oltre a lui e alla sua equipe di appoggio.

Le cose quindi si sono iniziate ad organizzare, sono nati dei rappresentanti che interloquivano con l’equipe d’appoggio, si è fissato un ordine per i vari mezzi di trasporto, dei nomi per comunicare via radio; e in tutti i luoghi che la Otra toccava c’era sempre ospitalità per questa variopinta carovana.

Poi la carovana si è fermata dopo i fatti di Atenco del Maggio passato, per esigere la liberazione dei tanti incarcerati ingiustamente, purtroppo dopo cinque mesi le cose non sono cambiate, per questo un gruppo di comandanti e comandante continua a esigere la liberazione facendo pressione sul governo di Città del Messico. La Otra però è ripartita perché in fin dei conti si stava facendo il gioco del governo.

Nel frattempo le cose si sono riorganizzate e così è saltato fuori un autobus dove viaggiano i media liberi: ci sono le riviste Rebeldia e Contralinea, c’è il gruppo di Radio Pacheco, c’è Narco News e poi ci sono collettivi, associazioni singole e singoli individui. Sono la memoria in evoluzione della Otra, tutti pronti a imprimere su nastri, dischi, carta e nella propria mente ogni singola parola che viene pronunciata e ogni immagine degli innumerevoli eventi, ce ne possono essere anche cinque in una singola giornata, a cui assistono. Realmente è impressionante la quantità di materiale che viene prodotto ogni giorno, carta e inchiostro, fotografie, registrazioni audio, registrazioni video, il tutto ve lo posso giurare, senza alcuna manipolazione, la realtà così come si presenta ai nostri occhi; credo che questo è Informazione.

La Carovana come la definisce Rodrigo uno dei tanti compa che si incontrano in questo affascinante mondo è un “ Bus postmoderno con 49 pasajeros y todo los colores del arco iris en la izquierda de abajo, siguiendo al Sub en La Otra Campaña ”.

Come funziona poi questa Otra Campaña. La Otra, questa prima fase della Otra è la palabra que escucha, cioè un uomo che è un simbolo e rappresenta un intero popolo anzi più popoli: tsotsil, tseltal, tojolabal, mames, choles, zoques ossia tutte le popolazioni indigene del Chiapas e che da un anno sta percorrendo tutti e 32 gli stati del Messico come delegato di questi popoli per ascoltare la gente de abajo per ascoltare i loro problemi, come non possono affrontarli, come li affrontano ossia conoscere tutte le innumerevoli lotte che convivono in questo immenso paese. Lotte che convivono ma non si conoscono tra loro.

Osservando il Sub credo di aver capito il vero significato del verbo ascoltare, quest’ uomo da un anno passa le sue giornate seduto a un tavolo in religioso rispetto ascoltando e scrivendo tutto quello che la gente vuole dirgli e ti rendi conto che non perde una virgola di ogni discorso quando tocca a lui prendere la parola. Ogni volta la sua parola si accorda alla gente che ha di fronte e alla loro parola, ripete con esattezza inumana ogni nome, data, numero ( vi assicuro che quando la gente inizia a parlare qui lo fa sul serio, ogni intervento potrebbe durare diverse ore, solo per motivi di tempo si limitano a qualche decina di minuti, così prima che tocchi al Sub passano delle ore) e il più delle volte approfondisce, corregge o chiede di approfondire se non conosce. Ogni discorso è sempre semplice, chiaro, comprensibile, veritiero; non sarà indigeno ma ha imparato bene la lezione da chi ha il cuore puro e la glabra verdadera sencilia per nascita.

L’obbiettivo è ascoltare per conoscere e unire tutte queste lotte, e quando dico tutte sono tutte, le più grandi e antiche come quelle degli ex braccianti che per un accordo tra gli stati degli Stati Uniti del Messico e tra gli Stati Uniti del nord america (quando questi ultimi si sono accorti che avendo mandato tutta la mano d’opera dall’altra parte dell’oceano e non avevano più nessuno che facesse funzionare il paese) durante la seconda guerra mondiale moltissimi messicani andarono a lavorare dall’otro lado, trattati come fossero animali, con la promessa che finita la guerra avrebbero ricevuto i loro soldi con gli interessi. Questi soldi dicono che si sono stati dati alla banca nazionale messicana, ma i soldi o se li sono rubati i politici o li hanno usati per altre spese, nel frattempo la banca nazionale ha cambiato nome innumerevoli volte per cercare di sfuggire alla giusta richiesta degli ex braccianti e che tuttavia ancora adesso non hanno ricevuto ciò che gli spetta. O la lotta degli indigeni per la loro terra, la loro cultura, le loro tradizioni, o la lotta di chi viene sfruttato nelle grandi multinazionali, di chi rischia la vita per andare dall’ otro lado e vivere in condizioni di schiavitù esposti a tutti i rischi dei lavori più pericolosi e più debilitanti, senza nessuna protezione perché in Greengolandia non esistono. Ma ci sono anche lotte più piccole e meno visibili, come quella del barrio de los Olivos a La Paz dove senza chiedere permesso alla gente che ci vive hanno impiantato un’antenna alta 30 metri per la rete dei telefoni cellulari, le cui onde creano danni gravissimi alla salute e quando arrivano gli uragani è un pericolo per chiunque abiti nelle vicinanze, come ci hanno raccontato due bambini che quando è passato l’ultimo uragano vivevano nel terrore di non sapere dove sarebbe potuta cadere. E lotte di singoli individui come quella delle mamme sole che per poter assicurare un futuro ai loro figli devono passare il loro tempo a lavorare e qualsiasi lavoro per i loro figli, magari due o tre lavori, senza nessun tipo di aiuto da parte dei governi dello stato e di quello della repubblica.

Unire tutte le lotte e tutta la gente, perché quando uno solo viene colpito e come se colpissero tutti e cioè perché ogni singola lotta diventi la lotta di tutti, e se c’è un problema in Chiapas si mobilitino in Baja California, e quando dovesse esserci un problema in Baja California si mobilitino anche in Chiapas.

E’ la storia delle cinque dita che divise non hanno potere ma che unite sono un pugno che può colpire con forza, ma qui sembra che questa non sia solo una metafora buona da usare alle riunioni o ai convegni, qui sembra, a me occidentale, che la gente ci crede ed è sicuro che tutti quelli che ho sentito parlare credono nell’EZLN e nel suo leader. Il Sup non perde occasione per promettere alla gente che le cose cambiano non cambieranno, cambiano ora adesso che tutti ci uniamo, “non solo i vostri figli vedranno un mondo nuovo ma voi adesso lo vedrete”, la classe politica che c’è ora non ha futuro per il Sup a meno che non impari ad obbedire e non a comandare, a fare finalmente gli interessi di chi gli elegge e del proprio paese. Insomma a meno che non si adattino ad una nuova forma di convivenza civile, che senza vergogna potremo finalmente chiamare Democrazia.

Questa è la prima parte della Otra, una fase di incontro e conoscenza. Dopo e sopra il Delegato Zero ci sono gli altri componenti della commissione sesta, i delegati dall’ 1 al 6 che sono gli altri comandanti e comandante dell’ E.Z.L.N.

A loro toccherà ritornare nei luoghi toccati dal Delegato Zero per organizzare e preparare la lotta. Un esempio per capirci, il 20 Ottobre abbiamo concluso la visita in Baja California alla comunità El Mayor dove vivono gli ultimi rappresentati del popolo Cucapa e del popolo Kiliwa, 300 Cucapa in tutto il Messico e solo 54 famiglie Kiliwa che vivono tutte in questa comunità de El Mayor, si può quindi dire che sono due popoli prossimi all’estinzione. Queste popolazioni vivono di una specie di pesce che pescano dal principio della loro esistenza, la pesca di questo pesce è la loro tradizione e la loro cultura è la loro vita. Bene ora il governo federale insieme ad alcune associazioni di “conservazione” dell’ ambiente come il buon caro WWF, hanno trasformato le acque in cui questi popoli pescano da generazioni nella Riserva della Biosfera del Nord del Golfo di California (10 Giunio 1993) per proteggere alcune specie di pesci in via di estinzione.

Il fatto è che i Cucapas e Kiliwas sono sempre stati i protettori di queste acque e delle specie di vita che le popolano, la loro pesca è esclusivamente per il loro sostentamento, non hanno mai pescato per il guadagno economico. Ora però non possono più pescare il “loro” pesce perché rischiano al meglio la galera, la marina messicana pattuglia costantemente questi luoghi, una donna ci ha raccontato come una volta sua figlia in cinta era andata a pescare e i militari per intimidirla e farla desistere dalla pesca le puntarono, anzi, appoggiarono la canna del fucile al suo ventre, molti sono stati incarcerati e molti hanno denuncie per pesca illegale.

La cosa non finisce qui, in protesta contro l’espropiazione delle loro terre e la distruzione della loro cultura i Kiliwas hanno fatto un patto di morte. Le donne hanno deciso di non mettere più al mondo figli, di non tramandare più le tradizioni, la cultura, l’idioma ora solo in 4 delle 54 famiglie rimanenti di questo popolo si parla l’idioma tradizionale; questa gente è stanca dello stato di schiavitù in cui vivono e non vuole mettere al mondo altri schiavi. Bene dopo aver ascoltato tutto questo il Delegato Zero a richiesto un incontro privato con i leader della comunità e una volta concluso ha dichiarato come rappresentante della commissione sesta e dell’E.Z.L.N. che la Otra appoggia la lotta di questi popoli e che quindi durante la prossima stagione di pesca, dalla fine di Febbraio a metà Maggio 2007, verrà istituito un campo di pace nella comunità e delle brigate che accompagneranno i pescatori, come uno scudo umano per proteggere questi popoli e permettergli di continuare la loro tradizione e quindi continuare a vivere.

Questo esempio ci può far capire qual è la portata reale della Otra Campana.

In tutti i luoghi in cui siamo stati ci sono lotte per cui combattere e il Sub non sembra proprio avere nessuna paura di promettere che lotteranno per ognuna di queste. Già mi sentivo un po’ meno scettico della media occidentale, ma direi che ora inizio a credere seriamente che le cose stanno per cambiare perché la gente lo vuole e non per un collasso del sistema che sicuramente arriverà se continuiamo a seguire verso il baratro i pazzi che lasciamo decidere per noi.

Nessuna politica istituzionale potrà mai cambiare le cose, perché tutti i governi hanno un patto di sangue con gli assassini che stanno uccidendo la Terra e tutte le popolazioni che la vivono, quindi l’unica via è si la politica ma come la definiscono qui da abajo y a la izquierda donde esta el corazon. E non importa l’estrazione politica e le differenze che esistono tra noi, che anzi sono sempre fonte di ricchezza, l’importante è individuare il nemico, che ora è uno solo per tutti, il capitalismo o il neoliberismo.

Hermanos y hermanas Zapata Vive! La Lucha Sigue!

venerdì 22 agosto 2008

Mesa de Palmira Zacatecas

20 dicembre 2006
Mesa de Palmira Zacatecas
dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri

 Quello che si prospettava un lungo viaggio polveroso e scomodo, a bordo di un pick up, con il vento tra i capelli e la sabbia negli occhi, si è rivelato una delle esperienza più imprevedibili ed emozionanti di questo viaggio.

Minuto dopo minuto, si percepiva un progressivo allontanamento da quel mondo che dalla maggior parte della gente è considerato civile.Immersi in paesaggi meravigliosi da rimanere senza fiato, momenti difficili da descrivere e difficili da fermare in un immagine.

Una sorta di iniziazione, un viaggio di preparazione alla realtà che ci aspettava, una purificazione da tutte quelle immagini a cui l'occhio ormai si era abituato, immagini di una società retta sull'avidità del possedere, giungle metropolitane dove la naturalezza è sempre più minacciata dagli interessi di chi preferisce il grigio del cemento.

Arriviamo in una terra aiutata dalla pioggia e dalla fertilità del terreno, una terra in cui il sole di giorno è così forte che la sera se ne sente ancora il tepore: la sierra Indigena di Tocatic, Tlaltenango e Cicacal a Mesa De Palmira.

 Per la prima volta è Marcos il primo a far uso della voce, una voce forte per far conoscere cos'è e quali sono gli obiettivi della Otra Campaña, a persone che vivono in una realtà isolata dove le notizie giungono a fatica, una voce fraterna di richiesta, la richiesta di storie di semplicità di preoccupazioni quotidiani, una voce che dà il coraggio di dare un nome al loro problema.

Chiediamo la parola a persone che hanno sempre vissuto nel silenzio delle loro montagne e quando hanno parlato a media di informazione e grandi uomini e futuri governanti, la loro voce si è persa nel vento senza giungere a niente e a nessuno.

Così anche la parola di chi ha fatto loro molte promesse di aiuto, si è persa in questa terra così vasta, lasciando solo il dolore nel cuore di tutte quelle persone che avevano riposto una speranza in quella voce.

Questo è il motivo per cui non sono molti gli uomini che siedono di fronte al tavolo del Sup: ci spiegano che troppe volte sono stati delusi da uomini che venivano a fare loro grandi progetti e che molti avevano perso la propia speranza.

Ma qui l'unica promessa che si vuole fare è quella di appoggio e solidarietà reciproca, valida per tutta quelle persone che credono ancora nella possibilità di cambiare la propria condizione di vita.

Si parla della terra e dei suoi frutti, unico sostegno del loro lavoro.

Ancora una volta è la terra che da la vita a questa persone, ed è motivo di lotte e ingiustizie. La stessa terra che i loro avi pagarono cara alla corona spagnola nel 1537, per mantenere i diritti di proprietà della terra che in principio era già loro.

Pranziamo in piccoli gruppetti di quattro o cinque, ospiti nelle case di questa umile gente.

Il paesaggio è stupendo e tutto intorno si aprono enormi spazi, luoghi bellissimi da vedere ma molto duri per la gente che ci vive.

Seduti a casa ci raccontano della sierra, dove ci sono ancora puma, ragni giganti velenosi e miglia di specie animali e vegetali. Non sempre qui però c'è lavoro per tutti, in molti trascorrono gran parte della loro vita al di là della frontiera.

Ci racconta un ragazzo che sono moltissimi i messicani che ogni giorno attraversano la frontiera clandestinamente alla ricerca di un futuro migliore.

Ma anche questa alternativa di vita non è affatto facile.

Attraversare la frontiera in questo modo può costare 3000 dollari o come 2000, 2500 dollari se si sceglie la strada del deserto, ancora più pericolosa.

La sera quando cala il sole la temperatura si abbassa moltissimo. La comunità si ritira nel buio lasciando libero spazio a un enorme cielo stellato.

mercoledì 20 agosto 2008

vikam publos indijenas de america

ottobre 2007
nel giorno di ieri 11 ottobre 2007 e' iniziato l'incontro dei popoli indigeni d'america,con una breve apertura delle autorita' tradizionali del popolo yaqui, e un breve intervento del subcomandante insurgente marcos (ezln) e di j.chavez del C.N.I. (congresso nacional indijenas).
il primo giorno l'oratoria e' toccata ai delgati delle nazioni indigene del canada (mohawk,mikmaq,creed,secwepemc,onondaga,neecha,esthalu,naglacman) tutti originari del nord america, con interventi coinvolgenti e a tratti commoventi della storia e della loro situazione, smontando l'immagine pacifica e tollerante del paese chiamato canada, rivelando e denunciando la repressione e l'intolleranza nei confronti dei popoli indigeni e delle loro usanze.
tutti i popoli che hanno parlato nel giorni di ieri (11 ottobre), fanno parte di una organizzazione di resistenaza indigena "warriors alliance". affermandosi fratelli nella lotta con i popoli maya del chiapas e in generale dei popoli indigeni di tutto il continente chiamato america, e approfittando del'evento per denunciare e chiedere appoggio in vista delle olimpiadi invernali del 2010,dove il governo canadese sta aumentando la repressione per poter costruire gli impianti dei giochi.
in particolare la nazione secwepemc, ha chiesto ai presenti di venire in appoggio nel febbraio 2010 nello stato chiamato canada per trasformare i giochi olipmici in un disastro olimpico(www.no2010.com), sottolineando i sentimenti di lotta di resistenza e di rispetto verso la madre terra, violentata e sfruttata dalle multinazionali che per il dio denaro calpestano le popolazioni originarie di queste terre.
la parte piu commovente della giornata e' stata l'intervento della delegata della nazione neecha(anishwabe nation neecha), mentre ricordava una promessa fatta alla madre nel letto di morte, nel quale prometteva di lottare per il suo popolo e la madre terra; portando alla luce altri fatti che smentiscono l'immagine pacifica che il paese chiamato canada ha nel mondo, denunciando la morte per malattie dovute all'inquinamento dei giovani del suo popolo e della situazione delle donne in canada dove spariscono 1000 donne ogni anno, e molte vengono violentate e uccise senza che il governo faccia nulla.
la prima giornata dell'incontro dei popoli indigeni d'america si e' conclusa in una atmosfera di unita' e fratellanza nella lotta al'imperialismo ,e accompagnata dal grido di guerra dei guerrieri mohawk nel deserto del sonora, si grida una delle piu grandi verita'. ossia che dove c'e repressione c'e anche resistenza.

lunedì 18 agosto 2008

Voci Dalla Maquila

28 dicembre 2006
Voci Dalla Maquila - dai ragazzi SDU in Chiapas
Anna Mauri
Tante storie di donne, storie di ingiustizie, di violenze e di povertà,
causa e conseguenza di una situazione che si prolunga nel tempo, contro la
quale si lotta ma che continua a provocare tanta sofferenza.

Nel Nord del Messico e oltre la frontiera con gli Stati Uniti si concentrano
una grande quantità di industrie e cosi si concentrano anche moltissime
persone alla ricerca di lavoro nella speranza di lasciare quella vita di
povertà alla quale sono legate dalla nascita. Molti di loro vengono dal Sud
del Paese, hanno abbandonato casa e famiglia e non credono nel sogno della
ricchezza ma sono spinti da semplice necessità: questa gente non cerca
denaro per arricchirsi ma per sfamare i propri figli, garantirgli educazione
e salute nella speranza di un futuro diverso dal proprio.
La vita in fabbrica occupa l’intera giornata: le 8 ore lavorative spesso
diventano 12 e le 40 settimanali raggiungono facilmente le 48. Gli
straordinari non sono pagati.

Marina inizia a lavorare alle 5 della mattina e prima di arrivare in
fabbrica ha un’ora di cammino, così deve uscire di casa alle 4 e alzarsi
almeno un’ora prima.
La giornata lavorativa è di 8 ore con 40 minuti di pausa per mangiare e
andare al bagno, spesso lasciato sporco per evitare che le lavoratrici
“perdessero tempo” per andarci. Marina ritorna a casa verso le 2-3 del
pomeriggio, deve preparare da mangiare ai suoi figli e svolgere quelle
mansioni do


mestiche riservate unicamente alle donne.
La paga giornaliera è di 100-105 pesos, meno di 10 euro. Con questi soldi
ella deve sfamare la propria famiglia e pensare ai beni di prima necessità.
Nel momento in cui Marina inizia a non sentirsi bene deve decidere come
utilizzare i soldi: decide di dare da mangiare ai suoi bambini.
La malattia avanza e spesso si ritrova a vomitare sangue. Marina muore a 30
anni dopo 3 anni di lavoro in fabbrica, di una malattia provocata dal lavoro
stesso.
Chi lavora in fabbrica viene ucciso da essa stessa e chi non lavora muore
ugualmente…qual è l’alternativa per questa gente?

Le imprese non garantiscono nessun sicuro sociale e i lavoratori non hanno
nessuna assicurazione sul lavoro o supporti in caso di malattia. Sono
trattati alla pari di macchine, una volta che non “funzionano” possono
essere facilmente sostituite o eliminate. Spesso sono costretti a lavorare a
contatto con materiali tossici o radiazioni nocive senza nessuna
protezione.
Nessuno parla mai di loro, di questi lavoratori e lavoratrici che passano la
loro vita in una fabbrica che soffoca la loro voce, che viola la loro
dignità di uomini e donne e schiaccia la loro vita.

La maggior parte dei lavoratori della maquila sono donne e sono loro che
stanno formando questa nuova classe operaia, che stanno organizzando una
differente lotta che non si chiude solo al mondo della fabbrica ma lotta per
i diritti della donna nella famiglia, nella casa e nella vita quotidiana.
Le difficoltà che si incontrano nell’organizzazione di qualsiasi lotta
all’interno della fabbrica sono moltissime, la repressione e i controlli
fanno si che la gente abbia paura e nessuno è disposto a perde un lavoro,
quando perdere il lavoro significa non avere nulla da mangiare.
All’interno della catena di montaggio è proibito parlare e le pause sono
organizzate in momenti differenti. Gli orari lavorativi sono molto pesanti e
alternati tra notte e giorno, in questo modo non esiste un momento in cui
tutti i lavoratori siano liberi contemporaneamente. Anche progettare una
riunione risulta difficile perché raggiungere un possibile luogo di incontro
ha un prezzo e molti hanno i soldi contati per i viaggi di andata e ritorno
dalla fabbrica.
Oltre a questi problemi di tipo pratico risulta altrettanto difficile creare
una coscienza comune in grado di agire in modo unitario su quelle che sono
problematiche comuni. Manca la conoscenza di quello che sono i diritti del
lavoratore, della donna e in generale della persona.
I sindacati spesso sono inesistenti o corrotti, incapaci di appoggiare
realmente le necessità del lavoratore.
Il grande passo che si sta facendo nasce infatti da questa consapevolezza e
dalla necessità dell’autoganizzazione. Ogni lotta nasce dalla reale
necessità e chi vi partecipa è l’unico che la conosce in modo approfondito
perché la vive giornalmente. Le nuove organizzazioni sono più orizzontali,
non vogliono un capo o un segretario generale ma uguaglianza tra tutti i
partecipanti.
I dirigenti delle imprese da parte loro attuano una forte repressione verso
tutto ciò che può ostacolare una buona produzione, unico interesse di chi da
tutto questo trae un proprio guadagno. Chi viene individuato come potenziale
“rivoltoso”, pericolo per il buon funzionamento dell’impresa, viene
licenziato e inserito nella lista nera che non gli permette di trovare
facilmente lavoro in altre fabbriche. “Rivoltoso” viene considerato chi,
consapevole dei propri diritti, lotta per cambiare la propia condizione.

Le donne che lavorano in fabbrica sono la maggior parte, anche se per loro
le condizioni di lavoro sono ancora piu' dure.
La donna ha "la disgrazia" di mettere al mondo dei figli, e la donna in
gravidanza e' vista in fabbrica solo come ostacolo controproducente.
Vengono distribuiti anticoncettivi spesso vietati negli Stati Uniti perche'
dannosi. Le donne tentano di nascondere le gravidanze per evitare di perdere
il lavoro e questo le porta ad avere aborti spontanei dal momento che non
vangono seguite e non esiste nessuna agevolazione o soccorso.

Le donne di Santa Rosalia in Baja California Sur, lavorano nell'impresa Han
Jin dove vengono puliti calamari e gamberetti, unica fonte di lavoro in
questo piccolo paese. Vengono pagate 300 pesos (circa 21 euro) alla
tonnellata di calamari che vengono poi rivenduti a 80-90 pesos al kilo.
Le condizioni di lavoro sono pessime: il luogo e' sporco e senza acqua
potabile e le donne subiscono violenze e umiliazioni senza che nessuno si
curi di loro. Non esiste nessun sindacato che le tuteli e come spesso accade
queste violenze e ingiustizie rimangono ben custodite dai muri delle
fabbriche.
Il lavoro si dimostra loro nemico, ma nonostante cio' inevitabile, cosi'
continuano a lavorare spinte dalla necessita' ma senza dubbio anche da una
grande forza.
Queste voci devono superare i muri delle fabbriche, dei paesi e degli stati
e diffondersi in tutto il mondo.

sabato 16 agosto 2008

STORIA DELLA O.C.E.Z. VENUSTIANO CARRANZA

Tradotta da Alessandro

Il movimento contadino indigeno tzotzil nasce nella casa del pueblo di venustiano carranza,
la comunità la comunita si formo con il nome "COMUNA DE LOS INDIOS S.BARTOLOMEE DE LOS LLANOS", nell'anno 1777, co un territorio di 1600 cavallerie che equivalgono a 75000 ettari, delle quali gli indigeni comprarono 1300 cavallerie ai tempi del re carlo terzo di spagna e le rimanenti 300(cavallere) furono donate agli indios dalla corona spagnola.

lo sviluppo dell'allevamento,la venta dei "mestizos" (meticci) alla comunità, unito alla riforma delle leggi agrarie nel 1850 permise la creazione dei grandi latifondi che si appropriarono di 1000 ettari cada famiglia (mestizas),facendo nascere i proprietari terieri,deprendando la comunita quesi della totalità della terra.

Nel 1930, si da inizio stto la dipendenza e la vigilanza del governo,al programma per la restituzione delle terre comunali.
nel 1965 il governo decreta una risoluzione presidenziale, dove riconosce la comunità indigena come legittima propeietaria dei(suoi) terreni,tuttavia:

ORA NN è POSSIBILE ATTUAR LA RESTITUZIONE DI TUTTI I TERRITORI ALLA COMUNITà, IN QUANTO,ORA CI SONO SULLO STESSO TERRENO PROPRIETà LEGALIZZATE E PROPRIETà EGIDARIE E COLONIE,RICONOSCIUTE LEGALMENTE ALL'INTERNO DEI TERRITORI DELLA COMUNITà.

fu cosi che si persero piu di 20000 ettaridi territorio,(la migliore parte coltivabile), e le si riconosce alla comunità indigena nn piu di 50152 ettari.
dopo la risoluzione governativa degli anni '60, incomincio per la comunità indigena,la tappa della recuperazione della terra.
Dopo nove anni di gestione dal decreto presidenziale,nel 1974 riuscimmo ad ottenere i 41000 ettari inutilizzati che circondava i 6000 ettari di terra in mano ai latifondisti e di una impresa governativ, LA COMISSION FEDERAL D'ELETTRICIDAD, che nel 1972 occupo 5000 ettari di territroio della comunità, per la costruzione della centrale idroelettrica belisario dominguez.
a quel punto ci fu data la proprieta attraverso i documenti, ma i latifondisti continuarono con la occupazione del terreno.

in questa fase cominciammo a scoprire che il governo rappresenta e difende gli interessi della borghesia agraria, avevamo gia perso piu di 20 compagni assasinati,e benche i colpevoli furono pienamente identificati e denunciati il governo li protese e mai ci fu giustizia per i parenti delle vittime.

fu cosi che alla fine dell'anno 1973 trovammo una nuova forma di organizzazione e di lotta,cominciammo a cercare e a dialogare con le comunità più vicine,e scoprimmo ce anche loro, avevano i nostri stessi problemi,ci mettemmo d'accordo a prendere l'impegno di formare una organizzazione contadina senza distinzione di razza o religione e che questa organizzazione sarebbe stata in punti differenti dello stato di chiapas e in coordinazione con organizzazioni a livello nazionale e dare mutua solidarità ad altri settori come il movimento operaio,il movimentostudentesco e le organizzazioni di insegnanti.
questo fu il compito che ci dammo, e che fossimo indipente dal governo e dalle sue organizzazioni come dai partiti politici

Cosi quando avemmo forza sufficiente,cominciammo la nostra prima "battaglia".
nel 1976,esplemmo i latifondisti che stavano invadendo la nostra terra,ma il governo rispose in ausilio dei latifondisti è inviò l'esrcito messicano a reprimerci.
11 maggio 1976 ci fu uno scontro a fuoco tra l'esercito messicano e gli ndigeni della casa del popolo (casa del pueblo).il saldo fu di tre morti, 4 feriti e centinaia di prigionieri,incarcerati e torturati.

cosi inizio la tappa per la liberazione dei prigionieri e la restituzione dei desaparecido,ma la domanda principale della nostra lotta continuo ad essere la recuperazione della terra.
il governo oltre alla repressione violenta applica nuove forme per annichilire la nostra organizzazione e la nostra lotta,corrmpendo alcuni capi della organizzazione per dividerla(lorganizzazione).

in risposta la casa del puelo,convoca un incontro con la partecipazione di indigeni e contadini delle differenti regioni del chiapas, e i rappresentanti di organizzazioni a livello nazionale di movimenti operai studenteschi e colonie popolari.
il 29 luglio 1982 nasce la "ORGANIZACION CAMPESINA EMILINAO ZAPATA (O.C.E.Z.),in coordinazione con coordinamento nazionale PLAN DE AYALA che rappresenta i 17 stati della repubblica messicana,riprendemmo le richieste di altri settori come fu per i fornaleros agricolas e ingaggiammo battaglie con i proprietari terrieri a livello statale e nazionle.

CI accordammo che l'obiettivo principale era la ripartizione della terra nel mometo in cui il presidente LOPEZ PORTILLO del P.R.I. (PARTITO RIVOLUZIONARIO ISTITUZIONALE) NEL 1982 aveva dichiarato "che adesso non c'era piuù terra da spartire".

in quetsa nuova tappa della lotta ci confrottammo con i corpi di polizia.ci furono molti casi di appiccamento di incendi nei vilaggi, da parte delle guardie bianche(gruppo paramilitare) e da prte della polizia,saccheggi delle comunità e centinaia di compagni incarcerati ,torturati e uccisi.
vennero formati gruppi di combattimento finanziati dal governo, l'aumento delle guardie bianche e la creazione di altri gruppi paramilitari, uno tra questi era "l'alleanza di san bartolomee de los llanos" e il movimento paramilitare " pace e giustizia (PAZ Y JUSTICIA), che sono trai gruppi piu vecchi.

nel 1994 fa la comparsa dell' E.Z.L.N. (ESERCITO ZAPATISTA di LIBERAZIONE NAZIONALE), con il levantmento del 1 gennaio del 1994 in concomitanza con l'entarata in vigore del PLAN PUEBLA PANAMA.

e in questo stesso stesso periodo il governo aumenta la violanza e la repressione e la persecuzione delle comunità, da parte dei corpi di polizia è c'è un ulteriore raforzamneto delle forse paramilitari, e la corruzione di leaders per disattivare il movimento indipendente; si formano e si attuano programmi di contra-insurgencia (controtivoluzionario) per dividre le comunità e l'organizzazzione dal suo interno.

il terrorismo di stato, attraverso le forze armate e dei gruppi paramilitari fanno si che molti gruppi di contadini e di lotta siano cacciati dalle comunità.
anche la O.C.E.Z. soffre molto per la repressione e 78 famiglie della comunità indigena cas del pueblo nel municipio di venustiano carranza furono cacciati dalla loro terra di appartenenza,furono distrutte le case, il raccolto ,tutto questo avvenne nel settembre del 1999.
come profughi iniziammo la lotta per recuperare un nuovo terreno.

e ci indirizzammo nella confrotazione con i nostri fratelli indigeni e contadini e dopo aver appliacto differenti metodi di lotta, conquistammo una parte della terra che stavamo reclamando.
recuperando 210 ettari nella finca proprietà de EL RELLENO, nel municipio venustiano carranza, dove ci mancano 105 ettari per arrivare a ottenere 5 ettari per famiglia ,per la sussistenza.
oggi il nostro villaggio ha per nome "28 junio" e stiamo costruendo il nostro modo di vivere senza perdere la relazione con le organizzazioni fraterne che oggi contnuano a lottare contro il sistema di oppressione e di ingiustizia e creando la nostra prpia autonomia di autosufficienza alimentare,formando gruppi collettivi di lavoro bestiame, e pescicultura ma sopratutto con i raccolti fondamentali di mais e fagiuoli.
in questo prgeto abbiamo incontarto difficolta finanziare e l'opposizioen e 'oppressione del governo.
abbiamo anche altre necessita come la salute che il governo nn ci garanrisce.
come risultto di questa lotta piu di 50 compagni sono stati assasinati e fino a questo momento nn è stata fatta giustizia, e abbiamo 3 desparecido dall'anno 1974.

l'organizzazione della O.C.E.Z si è frazionata in varie parti la maggioranza delle quali a favore del governo.
a livello statale si ottenne che 1000 famiglie furono beneficiate con la ripartizione della terra e la maggior parte dei "peones acasillados" si sono convertiti in egidatari o in compropietari della terra.
molte altre comunità continuano a esigere la terra per il sotegno delle proprie famiglie e tra queste ci sono le 11 comunità che corrispondono ala nostra organizzazione "O.C.E.Z. Region Venustiano Carranza"(ocez rvc).
per questo continuiamo a soffrire per l'istigamento della polizia, gruppi paramilitari e guardie bianche,appoggiate dal governo, per finire la nostra organizzazione.

è per questo che stiamo chiedendo alle differenti organizzazioni solidali del mondo che diffondano questa stria e darci dove si puo l'appoggio economico per continuare con la nostra lotta e lo sviluppo economico della nostra comunita tento nell'educazione quanto nella salute.

fraternalmento organizzazione contadina emilinao zapata, region carranza
poblado 28 de junio
VENUSTIANO CARRANZA ,CHIAPAS, MEXICO
"con la union de los pobres venceremos"

-nell'ottobre del 2007 il FRAIBARTOLOMEE DE SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS ,ha perto un camapento civile per la pace nella comunita 28 di junio.
-e in dicembre 2007 due compagni della ocez region carranza sono stati uccisi a colpi di fucile mentre si apprestavano ad andare al campo.

giovedì 14 agosto 2008

Vendita libri usati

Ciao a tutti, una mail veloce per ricordare che DOMENICA 24 AGOSTO a Menaggio (zona Fontana della Piazza a Lago) si terrà la mensile vendita di libri usati, con musica, artigianato, mostre fotografiche ed altro ancora.
In questa occasione il ricavato sarà interamente devoluto a finanziare i progetti che la nostra Associazione segue nelle Comunità indigene del Chiapas Messico.
Vi aspettiamo numerosi.
Salud y alegria Davide