Dai ragazzi SDU in Chiapas - Anna Mauri, Martina Morazzi, Alice Serena
9 ottobre –12 ottobre 2006
Sinaloa, regione ricordata per il narcotraffico e il commercio di pomodori, Sinaloa, un'altra vittima della “mala informazione”, vittima dell’omertà della maggior parte dei media informativi.
Sinaloa non è il commercio di pomodori e nemmeno il narcotraffico, Sinaloa è la gente semplice e umile a cui il Subcomandante Marcos vuol ridare voce…la voce dei pescatori di Teacapan (9 ottobre), di Mazatlan (9 ottobre) e di Dautillos (10 ottobre), la voce degli studenti di Culiacan (10 e 11 ottobre), di Mochicahui (12 ottobre) e di Los Mochis (12 ottobre).
Gente con una gran voglia e un gran bisogno di “farsi sentire”, di condividere i problemi e per una volta di esser presi in considerazione dall’attenzione pubblica.
Gli incontri con Marcos e la commissione sesta, rappresentano una vera e propria valvola di sfogo dopo molti anni di silenzio.
Negli occhi della gente è viva la rabbia, la forza accumulata giorno dopo giorno, ingiustizia dopo ingiustizia…ma è viva anche la speranza, la speranza riaccesa dalla presenza di “molte orecchie” pronte ad ascoltare e “molti occhi” pronti ad osservare, persone capaci di infrangere i muri della “mala informazione”, del disinteresse: medios alternativi, il cui unico obiettivo, è far luce su tutto ciò che si muove nell’ombra, mandando lontano le disperate richieste d’aiuto della gente di Sinaloa.
Questo stato, le cui più grandi città si affacciano sul mare, ha sviluppato un’economia basata sulla pesca.
Proprio quest’attività così importante per la loro sopravvivenza è continuamente minacciata dal controllo dei governi locali, che limitano tempo e quantità di pesca, oltre alla crescente svalutazione dei prodotti peschieri.
Ulteriore disagio che colpisce le comunità di Sinaloa è quello dell’immondizia, dovuto alla mancanza di un servizio per il ritiro dei rifiuti urbani. Questa sporcizia provoca un’aria malsana, portatrice di malattie che colpiscono soprattutto i bambini, alzando il tasso di mortalità infantile. Ciò non succede invece nelle zone ricche, dove i netturbini passano regolarmente.
Questo problema rimane nascosto agli occhi della gente, perché riguarda i quartieri più poveri dei quali i media non si interessano.
In questi paesi è sempre nuvoloso, ma non sono nuvole normali, sono sciami di mosche e insetti prodotti dalla “basura”, che molestano gli abitanti creando un ambiente malsano, provocando infezioni e malattie nei bambini.
Un altro dei tanti problemi di Sinaloa, è quello dell’UAIM (Università Autonoma Indigena de Mexico) che, essendo appunto autonoma, non riceve appoggio e finanziamenti del governo. Nonostante ciò si è riuscita ad organizzare, costruendo dormitori maschili e femminili, e ottenendo cibo per il pranzo degli studenti. L’obiettivo di questa università, è di infondere un’educazione coerente con le origini e le culture degli studenti, promuovendone la libertà d’espressione e di pensiero. Gli studenti chiedono di vestirsi con i loro costumi tradizionali senza però essere discriminati, il loro motto è “per cambiare il Messico bisogna cambiare la mentalità della gente”. Una professoressa dell’UAIM, afferma con tono deciso che tutti i ragazzi dell’Università, hanno grandi potenzialità e sono molto intelligenti, chiede perciò che quando tornino nelle loro comunità indigene nel Sud del Messico, possano mettere in pratica ciò che hanno imparato, e se lo chiedono, di lavorare per ciò che hanno studiato.
La carovana si ferma nelle città che hanno deciso di invitare e condividere con la Otra Campaña una parte della loro storia.
Il delegato è sempre l’ultimo a parlare: ascolta con pazienza e interesse le storie di tutti gli uomini e le donne che approfittano di questa grande occasione per far sentire la propria voce di testimonianza e denuncia, voce che non si perde nella folla ma viene catturata dai molti ragazzi e ragazze che lavorano in diversi media alternativi che seguono la Otra Campaña nelle diverse sue tappe. Lo stesso Marcos, fa da eco alle parole della gente, ricordando in ogni paese i dolori e le lotte di quelle precedenti.
Questo non è un semplice atto di denuncia ma è un compartire, un condividere, che non si limita al sapere ma a far propri i dolori altrui.
Da qui nasce anche la proposta d’essere compagni di “un'unica lotta” contro il capitalismo, che in diverse forme colpisce la gente povera e lavoratrice. Il capitalismo inteso come quel complesso meccanismo che valuta tutto tenendo come unica unità di misura il denaro, vedendo il mondo come un enorme mercato. Tutto può essere comprato e venduto, terra, aria, uomini, tutto appartiene ai potenti che fanno i loro interessi secondo la logica del guadagno. Ma le persone umili conoscono bene il valore della propria terra che dà a loro lavoro e vita, per questo comprendono le parole di Marcos che parla di lotta e autonomia.
La proposta della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona è quella di condividere le lotte individuali, Marcos non è portavoce di promesse irrealizzabili ma vuole promuovere e sostenere le lotte locali, sulle vie dell’autorganizzazione e dell’autonomia, contro un governo corrotto.
Queste proposte devono nascere dal basso, dal bisogno delle persone umili e semplici di cuore e devono essere portate avanti in collaborazione e solidarietà.
La voce di queste persone, e la loro lotta, si è ingigantita ed allargata, perché adesso viaggia con la carovana e con tutte le persone con cui hanno condiviso la loro storia.
Le macchine della carovana trasportano il ricordo della gente, le loro frasi e i loro disegni… In ogni paese, sembra che sia stata riaccesa una piccola fiamma, che può essere alimentata solo dal vento della gente che lotta.
Sinaloa, regione ricordata per il narcotraffico e il commercio di pomodori, Sinaloa, un'altra vittima della “mala informazione”, vittima dell’omertà della maggior parte dei media informativi.
Sinaloa non è il commercio di pomodori e nemmeno il narcotraffico, Sinaloa è la gente semplice e umile a cui il Subcomandante Marcos vuol ridare voce…la voce dei pescatori di Teacapan (9 ottobre), di Mazatlan (9 ottobre) e di Dautillos (10 ottobre), la voce degli studenti di Culiacan (10 e 11 ottobre), di Mochicahui (12 ottobre) e di Los Mochis (12 ottobre).
Gente con una gran voglia e un gran bisogno di “farsi sentire”, di condividere i problemi e per una volta di esser presi in considerazione dall’attenzione pubblica.
Gli incontri con Marcos e la commissione sesta, rappresentano una vera e propria valvola di sfogo dopo molti anni di silenzio.
Negli occhi della gente è viva la rabbia, la forza accumulata giorno dopo giorno, ingiustizia dopo ingiustizia…ma è viva anche la speranza, la speranza riaccesa dalla presenza di “molte orecchie” pronte ad ascoltare e “molti occhi” pronti ad osservare, persone capaci di infrangere i muri della “mala informazione”, del disinteresse: medios alternativi, il cui unico obiettivo, è far luce su tutto ciò che si muove nell’ombra, mandando lontano le disperate richieste d’aiuto della gente di Sinaloa.
Questo stato, le cui più grandi città si affacciano sul mare, ha sviluppato un’economia basata sulla pesca.
Proprio quest’attività così importante per la loro sopravvivenza è continuamente minacciata dal controllo dei governi locali, che limitano tempo e quantità di pesca, oltre alla crescente svalutazione dei prodotti peschieri.
Ulteriore disagio che colpisce le comunità di Sinaloa è quello dell’immondizia, dovuto alla mancanza di un servizio per il ritiro dei rifiuti urbani. Questa sporcizia provoca un’aria malsana, portatrice di malattie che colpiscono soprattutto i bambini, alzando il tasso di mortalità infantile. Ciò non succede invece nelle zone ricche, dove i netturbini passano regolarmente.
Questo problema rimane nascosto agli occhi della gente, perché riguarda i quartieri più poveri dei quali i media non si interessano.
In questi paesi è sempre nuvoloso, ma non sono nuvole normali, sono sciami di mosche e insetti prodotti dalla “basura”, che molestano gli abitanti creando un ambiente malsano, provocando infezioni e malattie nei bambini.
Un altro dei tanti problemi di Sinaloa, è quello dell’UAIM (Università Autonoma Indigena de Mexico) che, essendo appunto autonoma, non riceve appoggio e finanziamenti del governo. Nonostante ciò si è riuscita ad organizzare, costruendo dormitori maschili e femminili, e ottenendo cibo per il pranzo degli studenti. L’obiettivo di questa università, è di infondere un’educazione coerente con le origini e le culture degli studenti, promuovendone la libertà d’espressione e di pensiero. Gli studenti chiedono di vestirsi con i loro costumi tradizionali senza però essere discriminati, il loro motto è “per cambiare il Messico bisogna cambiare la mentalità della gente”. Una professoressa dell’UAIM, afferma con tono deciso che tutti i ragazzi dell’Università, hanno grandi potenzialità e sono molto intelligenti, chiede perciò che quando tornino nelle loro comunità indigene nel Sud del Messico, possano mettere in pratica ciò che hanno imparato, e se lo chiedono, di lavorare per ciò che hanno studiato.
La carovana si ferma nelle città che hanno deciso di invitare e condividere con la Otra Campaña una parte della loro storia.
Il delegato è sempre l’ultimo a parlare: ascolta con pazienza e interesse le storie di tutti gli uomini e le donne che approfittano di questa grande occasione per far sentire la propria voce di testimonianza e denuncia, voce che non si perde nella folla ma viene catturata dai molti ragazzi e ragazze che lavorano in diversi media alternativi che seguono la Otra Campaña nelle diverse sue tappe. Lo stesso Marcos, fa da eco alle parole della gente, ricordando in ogni paese i dolori e le lotte di quelle precedenti.
Questo non è un semplice atto di denuncia ma è un compartire, un condividere, che non si limita al sapere ma a far propri i dolori altrui.
Da qui nasce anche la proposta d’essere compagni di “un'unica lotta” contro il capitalismo, che in diverse forme colpisce la gente povera e lavoratrice. Il capitalismo inteso come quel complesso meccanismo che valuta tutto tenendo come unica unità di misura il denaro, vedendo il mondo come un enorme mercato. Tutto può essere comprato e venduto, terra, aria, uomini, tutto appartiene ai potenti che fanno i loro interessi secondo la logica del guadagno. Ma le persone umili conoscono bene il valore della propria terra che dà a loro lavoro e vita, per questo comprendono le parole di Marcos che parla di lotta e autonomia.
La proposta della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona è quella di condividere le lotte individuali, Marcos non è portavoce di promesse irrealizzabili ma vuole promuovere e sostenere le lotte locali, sulle vie dell’autorganizzazione e dell’autonomia, contro un governo corrotto.
Queste proposte devono nascere dal basso, dal bisogno delle persone umili e semplici di cuore e devono essere portate avanti in collaborazione e solidarietà.
La voce di queste persone, e la loro lotta, si è ingigantita ed allargata, perché adesso viaggia con la carovana e con tutte le persone con cui hanno condiviso la loro storia.
Le macchine della carovana trasportano il ricordo della gente, le loro frasi e i loro disegni… In ogni paese, sembra che sia stata riaccesa una piccola fiamma, che può essere alimentata solo dal vento della gente che lotta.
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