lunedì 15 marzo 2010

A 15 anni dall'offensiva in Chiapas contro lo zapatismo persiste la militarizzazione

Da Associazione In Viaggio - Menaggio

A 15 anni dall'offensiva militare del governo federale di Ernesto Zedillo contro centinaia di comunità zapatiste in Chiapas, il 9 febbraio 1995, e davanti al crescente numero e gravità delle aggressioni contro questi stessi popoli, soprattutto nella selva Lacandona, collettivi ed organizzazioni aderenti all'Altra Campagna in diverse parti del paese hanno dichiarato che, "con la sua guerra di sterminio il malgoverno non vuole solo distruggere l'EZLN, ma la vita e la dignità dei popoli".
Bisogna rilevare che l'occupazione decretata tre lustri fa è intatta ed anche adesso che si è militarizzato il territorio nazionale per combattere al crimine organizzato, il Chiapas continua ad essere l'entità con la maggiore presenza di effettivi militari.
"Quello che il governo sembra ignorare è che il progetto zapatista è arrivato molto oltre le nostre frontiere, vive in molte parti del mondo. Siamo in molti e non ci arrenderemo", sostengono gli aderenti all'Altra Campagna.
In Chiapas si configura uno scenario di indurimento dell'offensiva contro le comunità indigene zapatiste.
Una situazione che si inquadra dentro la generale militarizzazione del Messico, cosa che si è vista anche nelle misure del Governo per affrontare l'emergenza sanitaria dell'influenza "suina"

In tutto il paese dietro quella che viene presentata come la guerra al narcotraffico, che è in realtà uno scontro tra apparati, corporazioni di potere, cresce la tendenza, denunciata anche dalle organizzazioni dei diritti umani, a porre in una sorte di stato d'assedio l'intero paese. Una tendenza che per certi versi è stata allargata dalle misure prese dal governo messicano durante l'emergenza sanitaria basta pensare al dispiegamento di soldati nella stessa capitale.
Esercito per le strade, impunità degli apparati polizieschi si accompagnano al tentativo di repressione di movimenti ed istanze sociali come succede da Atenco, a Oaxaca, nel Guerrero. Nel Messico della crisi generalizzata acuita dall'emergenza sanitaria, della mancanza di prospettive per migliaia di persone, del calo delle rimesse dagli USA, quello che viene messo in campo sembra una misura preventiva contro la protesta sociale.
Una sorta di repressione preventiva contro la rivolta destinata a crescere in un paese dove la disuguaglianza sociale, nel tempo della crisi globale, tende ad accrescere in misura drammatica.

In questa situazione l'esperienza dell'EZLN accompagnata dalle realtà sociali che compongono l'Otra Campana rappresenta un alternativa scomoda per tutto il sistema istituzionale complice dell'attuale situazione sociale.

Sostenere le comunità zapatiste nella costruzione quotidiana che le Giunte del Buongoverno e i Municipi Autonomi portano avanti dell'autonomia resa realtà, dell'indipendenza praticata come alternativa concreta è un contributo alla ricerca collettiva nel mondo di costruire oggi "un nuovo mondo possibile".

Torniamo in Chiapas per condividere l'esperienza zapatista ed essere insieme alle donne e gli uomini che dall'altra parte dell'oceano, come tutti noi, sognano un futuro diverso e costruiscono un presente di ribellione.