domenica 24 agosto 2008

La Otra Campaña, l’unica medicina per il male peggiore di tutti i tempi

16 novembre 2006
La Otra Campaña, l’unica medicina per il male peggiore di tutti i tempi
Hermanos y hermanas Zapata Vive! La Lucha Sigue!
Alberto

E’ passato poco più di un mese da quando il 7 di Ottobre siamo partiti dal D. F. per iniziare la seconda parte di questa prima fase della Otra Campaña. Siamo partiti perché nella carovana viaggiano circa 70 persone; ci sono persone che lavorano per i mezzi di comunicazione alternativi o liberi, ci sono persone che seguono la Otra per se stessi, ci sono una dozzina di poliziotti federali e poi c’è il Sup (come lo chiamano gli indigeni) con la sua equipe d’appoggio. Tutti viaggiamo con un autobus e con circa dieci macchine, un bel convoglio, a cui si sottraggono ma soprattutto si sommano una serie di veicoli per ogni stato che tocchiamo, quando ci spostiamo di certo non passiamo inosservati. Le macchine della PFP (Polizia Federale Preventiva) aprono e chiudono la carovana, una delle tante contraddizioni di questo paese, bloccano il traffico prima del nostro passaggio, nelle città soprattutto la cosa diventa molto divertente, in alcuni casi si passa con il rosso, le macchine ferme e la gente che non capisce, poi stupita, alcuni continuano a non capire altri salutano con il segno della vittoria. Ci si sente orgogliosi e abbastanza importanti, gente che sapendo del nostro arrivo è pronta a filmare e fotografare.

Quando il Sup ora delegato zero è partito dal Chiapas il 1° di Gennaio di questo anno probabilmente non si aspettava che tanta gente voleva seguirlo nel suo recorrido per tutto il paese, si che qualcuno c’era ma non così tanti e per la maggior parte gente, giovani desiderosi di lavorare diffondendo quello che la Otra è veramente. Inizialmente, così mi hanno raccontato, chi seguiva il Sup doveva arrangiarsi per mangiare, dormire, per spostarsi, non c’era organizzazione, ognuno con il suo mezzo di trasporto e non sono mancati incidenti di vario tipo, alcuni anche in autostop. Dopo circa un mese il Sup ha lanciato un comunicato agli aderenti che lo avevano invitato nei 32 stati della federazione avvertendo che non veniva solo e quindi di prepararsi ad ospitare con un posto dove dormire e del cibo circa 50 persone oltre a lui e alla sua equipe di appoggio.

Le cose quindi si sono iniziate ad organizzare, sono nati dei rappresentanti che interloquivano con l’equipe d’appoggio, si è fissato un ordine per i vari mezzi di trasporto, dei nomi per comunicare via radio; e in tutti i luoghi che la Otra toccava c’era sempre ospitalità per questa variopinta carovana.

Poi la carovana si è fermata dopo i fatti di Atenco del Maggio passato, per esigere la liberazione dei tanti incarcerati ingiustamente, purtroppo dopo cinque mesi le cose non sono cambiate, per questo un gruppo di comandanti e comandante continua a esigere la liberazione facendo pressione sul governo di Città del Messico. La Otra però è ripartita perché in fin dei conti si stava facendo il gioco del governo.

Nel frattempo le cose si sono riorganizzate e così è saltato fuori un autobus dove viaggiano i media liberi: ci sono le riviste Rebeldia e Contralinea, c’è il gruppo di Radio Pacheco, c’è Narco News e poi ci sono collettivi, associazioni singole e singoli individui. Sono la memoria in evoluzione della Otra, tutti pronti a imprimere su nastri, dischi, carta e nella propria mente ogni singola parola che viene pronunciata e ogni immagine degli innumerevoli eventi, ce ne possono essere anche cinque in una singola giornata, a cui assistono. Realmente è impressionante la quantità di materiale che viene prodotto ogni giorno, carta e inchiostro, fotografie, registrazioni audio, registrazioni video, il tutto ve lo posso giurare, senza alcuna manipolazione, la realtà così come si presenta ai nostri occhi; credo che questo è Informazione.

La Carovana come la definisce Rodrigo uno dei tanti compa che si incontrano in questo affascinante mondo è un “ Bus postmoderno con 49 pasajeros y todo los colores del arco iris en la izquierda de abajo, siguiendo al Sub en La Otra Campaña ”.

Come funziona poi questa Otra Campaña. La Otra, questa prima fase della Otra è la palabra que escucha, cioè un uomo che è un simbolo e rappresenta un intero popolo anzi più popoli: tsotsil, tseltal, tojolabal, mames, choles, zoques ossia tutte le popolazioni indigene del Chiapas e che da un anno sta percorrendo tutti e 32 gli stati del Messico come delegato di questi popoli per ascoltare la gente de abajo per ascoltare i loro problemi, come non possono affrontarli, come li affrontano ossia conoscere tutte le innumerevoli lotte che convivono in questo immenso paese. Lotte che convivono ma non si conoscono tra loro.

Osservando il Sub credo di aver capito il vero significato del verbo ascoltare, quest’ uomo da un anno passa le sue giornate seduto a un tavolo in religioso rispetto ascoltando e scrivendo tutto quello che la gente vuole dirgli e ti rendi conto che non perde una virgola di ogni discorso quando tocca a lui prendere la parola. Ogni volta la sua parola si accorda alla gente che ha di fronte e alla loro parola, ripete con esattezza inumana ogni nome, data, numero ( vi assicuro che quando la gente inizia a parlare qui lo fa sul serio, ogni intervento potrebbe durare diverse ore, solo per motivi di tempo si limitano a qualche decina di minuti, così prima che tocchi al Sub passano delle ore) e il più delle volte approfondisce, corregge o chiede di approfondire se non conosce. Ogni discorso è sempre semplice, chiaro, comprensibile, veritiero; non sarà indigeno ma ha imparato bene la lezione da chi ha il cuore puro e la glabra verdadera sencilia per nascita.

L’obbiettivo è ascoltare per conoscere e unire tutte queste lotte, e quando dico tutte sono tutte, le più grandi e antiche come quelle degli ex braccianti che per un accordo tra gli stati degli Stati Uniti del Messico e tra gli Stati Uniti del nord america (quando questi ultimi si sono accorti che avendo mandato tutta la mano d’opera dall’altra parte dell’oceano e non avevano più nessuno che facesse funzionare il paese) durante la seconda guerra mondiale moltissimi messicani andarono a lavorare dall’otro lado, trattati come fossero animali, con la promessa che finita la guerra avrebbero ricevuto i loro soldi con gli interessi. Questi soldi dicono che si sono stati dati alla banca nazionale messicana, ma i soldi o se li sono rubati i politici o li hanno usati per altre spese, nel frattempo la banca nazionale ha cambiato nome innumerevoli volte per cercare di sfuggire alla giusta richiesta degli ex braccianti e che tuttavia ancora adesso non hanno ricevuto ciò che gli spetta. O la lotta degli indigeni per la loro terra, la loro cultura, le loro tradizioni, o la lotta di chi viene sfruttato nelle grandi multinazionali, di chi rischia la vita per andare dall’ otro lado e vivere in condizioni di schiavitù esposti a tutti i rischi dei lavori più pericolosi e più debilitanti, senza nessuna protezione perché in Greengolandia non esistono. Ma ci sono anche lotte più piccole e meno visibili, come quella del barrio de los Olivos a La Paz dove senza chiedere permesso alla gente che ci vive hanno impiantato un’antenna alta 30 metri per la rete dei telefoni cellulari, le cui onde creano danni gravissimi alla salute e quando arrivano gli uragani è un pericolo per chiunque abiti nelle vicinanze, come ci hanno raccontato due bambini che quando è passato l’ultimo uragano vivevano nel terrore di non sapere dove sarebbe potuta cadere. E lotte di singoli individui come quella delle mamme sole che per poter assicurare un futuro ai loro figli devono passare il loro tempo a lavorare e qualsiasi lavoro per i loro figli, magari due o tre lavori, senza nessun tipo di aiuto da parte dei governi dello stato e di quello della repubblica.

Unire tutte le lotte e tutta la gente, perché quando uno solo viene colpito e come se colpissero tutti e cioè perché ogni singola lotta diventi la lotta di tutti, e se c’è un problema in Chiapas si mobilitino in Baja California, e quando dovesse esserci un problema in Baja California si mobilitino anche in Chiapas.

E’ la storia delle cinque dita che divise non hanno potere ma che unite sono un pugno che può colpire con forza, ma qui sembra che questa non sia solo una metafora buona da usare alle riunioni o ai convegni, qui sembra, a me occidentale, che la gente ci crede ed è sicuro che tutti quelli che ho sentito parlare credono nell’EZLN e nel suo leader. Il Sup non perde occasione per promettere alla gente che le cose cambiano non cambieranno, cambiano ora adesso che tutti ci uniamo, “non solo i vostri figli vedranno un mondo nuovo ma voi adesso lo vedrete”, la classe politica che c’è ora non ha futuro per il Sup a meno che non impari ad obbedire e non a comandare, a fare finalmente gli interessi di chi gli elegge e del proprio paese. Insomma a meno che non si adattino ad una nuova forma di convivenza civile, che senza vergogna potremo finalmente chiamare Democrazia.

Questa è la prima parte della Otra, una fase di incontro e conoscenza. Dopo e sopra il Delegato Zero ci sono gli altri componenti della commissione sesta, i delegati dall’ 1 al 6 che sono gli altri comandanti e comandante dell’ E.Z.L.N.

A loro toccherà ritornare nei luoghi toccati dal Delegato Zero per organizzare e preparare la lotta. Un esempio per capirci, il 20 Ottobre abbiamo concluso la visita in Baja California alla comunità El Mayor dove vivono gli ultimi rappresentati del popolo Cucapa e del popolo Kiliwa, 300 Cucapa in tutto il Messico e solo 54 famiglie Kiliwa che vivono tutte in questa comunità de El Mayor, si può quindi dire che sono due popoli prossimi all’estinzione. Queste popolazioni vivono di una specie di pesce che pescano dal principio della loro esistenza, la pesca di questo pesce è la loro tradizione e la loro cultura è la loro vita. Bene ora il governo federale insieme ad alcune associazioni di “conservazione” dell’ ambiente come il buon caro WWF, hanno trasformato le acque in cui questi popoli pescano da generazioni nella Riserva della Biosfera del Nord del Golfo di California (10 Giunio 1993) per proteggere alcune specie di pesci in via di estinzione.

Il fatto è che i Cucapas e Kiliwas sono sempre stati i protettori di queste acque e delle specie di vita che le popolano, la loro pesca è esclusivamente per il loro sostentamento, non hanno mai pescato per il guadagno economico. Ora però non possono più pescare il “loro” pesce perché rischiano al meglio la galera, la marina messicana pattuglia costantemente questi luoghi, una donna ci ha raccontato come una volta sua figlia in cinta era andata a pescare e i militari per intimidirla e farla desistere dalla pesca le puntarono, anzi, appoggiarono la canna del fucile al suo ventre, molti sono stati incarcerati e molti hanno denuncie per pesca illegale.

La cosa non finisce qui, in protesta contro l’espropiazione delle loro terre e la distruzione della loro cultura i Kiliwas hanno fatto un patto di morte. Le donne hanno deciso di non mettere più al mondo figli, di non tramandare più le tradizioni, la cultura, l’idioma ora solo in 4 delle 54 famiglie rimanenti di questo popolo si parla l’idioma tradizionale; questa gente è stanca dello stato di schiavitù in cui vivono e non vuole mettere al mondo altri schiavi. Bene dopo aver ascoltato tutto questo il Delegato Zero a richiesto un incontro privato con i leader della comunità e una volta concluso ha dichiarato come rappresentante della commissione sesta e dell’E.Z.L.N. che la Otra appoggia la lotta di questi popoli e che quindi durante la prossima stagione di pesca, dalla fine di Febbraio a metà Maggio 2007, verrà istituito un campo di pace nella comunità e delle brigate che accompagneranno i pescatori, come uno scudo umano per proteggere questi popoli e permettergli di continuare la loro tradizione e quindi continuare a vivere.

Questo esempio ci può far capire qual è la portata reale della Otra Campana.

In tutti i luoghi in cui siamo stati ci sono lotte per cui combattere e il Sub non sembra proprio avere nessuna paura di promettere che lotteranno per ognuna di queste. Già mi sentivo un po’ meno scettico della media occidentale, ma direi che ora inizio a credere seriamente che le cose stanno per cambiare perché la gente lo vuole e non per un collasso del sistema che sicuramente arriverà se continuiamo a seguire verso il baratro i pazzi che lasciamo decidere per noi.

Nessuna politica istituzionale potrà mai cambiare le cose, perché tutti i governi hanno un patto di sangue con gli assassini che stanno uccidendo la Terra e tutte le popolazioni che la vivono, quindi l’unica via è si la politica ma come la definiscono qui da abajo y a la izquierda donde esta el corazon. E non importa l’estrazione politica e le differenze che esistono tra noi, che anzi sono sempre fonte di ricchezza, l’importante è individuare il nemico, che ora è uno solo per tutti, il capitalismo o il neoliberismo.

Hermanos y hermanas Zapata Vive! La Lucha Sigue!

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