sabato 22 febbraio 2014

28 febbraio 2014, ore 19:00 - CHIAPAS IN MOVIMENTO

INCONTRO + CENA + MUSICA

@ ore 19:00 incontro con testimonianze e racconti dall'escuelita 
con Alberto Di Monte, Valerio Morosi, Silvia Restelli, Andrea Cegna, Anna Mauri, Fabio Ronchetti e Alessandro Del Caro

@ ore 20:30 cena raccolta fondiMenu polenta e brasato o menu vegetariano Costo 15 euro
PRENOTAZIONI ENTRO 26 FEBBRAIO 2014
Anna 348-1489518 e-mail info@comopace.org

@ ore 22:00 bar e musica resistente
con I POTAGE


sabato 22 dicembre 2012

Migliaia di zapatisti arrivano a Ocosingo e San Cristóbal de las Casas


Ocosingo, Chiapas. Migliaia di basi di appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) sono radunati in fila e in silenzio nella piazza di Ocosingo, Chiapas. Più di 6000 ribelli, soprattutto giovani, sono giunti qui ​​fin dalle 6 del mattino e continuano ad arrivare in questo municipio che fu conquistato dai ribelli nel gennaio 1994. C'è anche un raduno di massa a San Cristobal de las Casas, dove dalle 9 del mattino hanno cominciato ad arrivare dal caracol di Oventik sotto una pioggia persistente.
 
Anche se dal loro arrivo gli zapatisti hanno improvvisato un palco di legno, fino alle 9 del mattino non c'era ancora nessun oratore né si è saputo qualcosa del messaggio che avrebbero inviato. Dal mese di novembre la pagina web di Enlace Zapatista annuncia che presto si sentirà la parola dell'EZLN.

Dal 7 maggio 2011, quando l'organizzazione indigena appoggiò la marcia del poeta Javier Sicilia con una concentrazione di massa a San Cristobal de las Casas, gli zapatisti non si vedevano per le strade delle città in Chiapas.

mercoledì 21 novembre 2012

29° Anniversario L’EZLN, ispirazione dei guardiani indigeni del Messico

Questo è il lungo viaggio di quella cellula originaria che credeva di andare a fare una rivoluzione ed è finita per farne un'altra: originale, ugualitaria, esemplare, e soprattutto, possibile.

Hermann Bellinghausen e Gloria Muñoz Ramírez
Un viaggio in questi 29 anni dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), permette di vedere la coerenza e congruenza di un movimento creato da un gruppo di tre indigeni e tre meticci che arrivarono nella Selva Lacandona nell'autunno del 1983. Non tutto è cominciato con la sollevazione armata con la quale si sono fatti conoscere all'alba del primo gennaio 1994. Dieci anni avevano preceduto il momento nel quale si sarebbero presentati al mondo intero e quasi 19 sono trascorsi da quando lanciarono la Prima Dichiarazione della Selva Lacandona. Di questo processo si è parlato e scritto molto, ma l'anniversario serve a ricordare scampoli della storia di un movimento che si è installato nella vita politica del paese e del mondo, e che continua ad essere un riferimento di organizzazione per molti movimenti che lottano, come loro, per libertà, democrazia e giustizia.
Alcuni anni fa, il tenente colonnello Moisés riassumeva con parole semplici il processo col quale i primi zapatisti si incontrano con le comunità indigene e trasformano la loro visione rivoluzionaria tradizionale, a partire da una semplice formula: ascoltare i popoli: "Dal 1983 al 1993 l'organizzazione trovò il modo di incontrare le persone. Il nostro EZLN seppe adattarsi ai nostri popoli indigeni, cioè l'organizzazione seppe fare i cambiamenti necessari per crescere. Durante il reclutamento non dovevamo comportarci come commissari politici… I compagni hanno un loro proprio stile di vita e andare incontro al loro modo di vivere ci permise di radunare sempre più persone e comunità”.
Intervistato in occasione del 20° anniversario zapatista, il comandante insurgente spiegò allora come si organizzarono con le comunità e come si svolgevano gli incontri politici. "Si dice loro che siamo contro il governo, che lottiamo contro il sistema che ci opprime. Spieghiamo ogni punto del perché lottiamo. Per esempio, quando gli spieghiamo del problema della salute e dell'educazione, loro capiscono che a poco a poco si potranno avere un buon sistema sanitario e buone scuole. Poi si passa a spiegare che la lotta sarà lunga... Gli spieghiamo in che condizioni vivono perché prendano coscienza della loro situazione ed allora ci chiedono che cosa bisogna fare. E noi gli raccontiamo le lotte di Villa, di Zapata, di Hidalgo, e di come si sono ottenute le cose, spieghiamo loro che grazie a quei movimenti si ottennero alcune cose, ma che ne mancano ancora molte."L'EZLN spiegò i suoi propositi ed ascoltò i bisogni e le forme di lotta dei popoli. E' questo il segreto. Saper ascoltare ed agire di conseguenza. Moisés ricordava: "Allora spiegavamo alle comunità il nostro sogno, dicendo loro che la lotta è per una buona educazione, un buon sistema di salute, la casa e per tutto quello per cui lottiamo… L'organizzazione crebbe così tanto che si dovettero creare nuovi meccanismi di comunicazione. Perché prima la comunicazione avveniva a piedi e ci volevano giorni per entrare in contatto, ma quando l'organizzazione è cresciuta si è ricorsi all'uso delle radio per tenere in comunicazione le comunità e loro con noi in montagna".
La spiegazione che si dava alle comunità 29 anni fa è assolutamente valida oggi e si può applicare ad ognuna delle lotte che si conducono attualmente a Wirikuta, nella Montagna e sulla Costa di Guerrero, nell'Istmo di Oaxaca, tra i popoli della meseta purhépecha o tra la tribù yaqui di Sonora. Raccontava Moisés: "Le comunità capivano che i progetti che il governo elargiva non erano per decisione della gente, a loro non chiedono mai che cosa vogliono. Il governo non vuole soddisfare i bisogni dei popoli, si vuole invece continuare a tenerli in stato di bisogno. E già da qui nasce l'idea che bisogna essere autonomi, che bisogna imporsi, che si deve essere rispettati e che bisogna fare in modo che si prenda in considerazione quello che i popoli vogliono che si faccia. Il governo li trattava come se non sapessero pensare."La lotta zapatista, formata in maggioranza da indigeni tzotziles, tzeltales, tojolabales, choles, zoques e mames, non nacque con rivendicazioni puramente indigene. All'inizio, raccontano i ribelli, ci si proponeva una lotta su scala nazionale. Nel 1983 l'EZLN si chiedeva: "Come facciamo a far avere un buon sistema di salute, buone scuole, la casa a tutto il Messico? Questo è un impegno veramente grande. Ma la vedevamo così. In quei primi dieci anni acquisimmo molte conoscenze, esperienze, idee, modi per organizzarci. E pensavamo, come ci accoglierà il popolo del Messico (non lo chiamavamo società civile)? E pensavamo che ci avrebbero accolto con gioia perché avremmo lottato e saremmo morti per loro, perché volevamo libertà, democrazia e giustizia per tutti. Ma, contemporaneamente pensavamo, come sarà? Ci accetteranno?"
Poi è arrivata la guerra con tutte le sue sofferenze e l'irruzione civile del popolo del Messico. Sono seguiti poi gli oltre 18 anni di lotta pubblica, di incontri e scontri, di dichiarazioni e presa di posizioni. Il subcomandante Marcos nel 2003 dichiarava che "se non ci fosse stata la sollevazione armata dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, molte cose a beneficio dei popoli indios e del popolo del Messico, perfino del mondo, non ci sarebbero state nella forma in cui ora ci sono. Era l'unico modo per cambiare le cose…". Senza dubbio c’è ancora molto da fare e le sfide sono maggiori, ma le conquiste di 29 anni di organizzazione non si possono né devono essere svendute.

Prima del ‘94…
Nel 1983, quando nella selva Lacandona nasce l'EZLN, il Chiapas è governato dal generale Absalón Castellano Domínguez. Tre anni prima, nella primavera del 1980, quando era capo militare della zona, truppe dell'Esercito federale ai suoi ordini perpetrarono il più grande massacro dei tempi moderni del Chiapas. Golonchán (o Wolonchán) era il nome della comunità distrutta e dispersa nel municipio tzeltal di Sitalá. Sebbene non si conoscano le cifre esatte ("all'epoca non c'erano organizzazioni dei diritti umani che contassero i morti", si è detto molte volte), le vittime furono molte di più che ad Acteal. E Golonchán non esiste più.
L'operativo del generale Castellanos fu a beneficio dei proprietari terrieri risentiti con le comunità indios, e proseguendo l'inerzia di una società dominante abituata ad abusare degli indigeni in molti modi: come peones, esercitando diritti territoriali, riscuotendo imposte illegali ed uccidendo indiscriminatamente. Nel 1993 gli allevatori potevano ancora dire senza pudore che la vita di una gallina valeva più di quella di un indio. Quello che ripeteva, ancora senza pudore e già nel gennaio del 1994, l'allevatore di Altamirano, Jorge Constantino Kanter.
Quando i fondatori dell'EZLN arrivarono nella selva e formalizzarono la loro esistenza come gruppo armato che lotta per la liberazione nazionale, forse non sapevano quanto erano profonde le sofferenze delle comunità indigene del Chiapas. In esse già germinava quel "Ya Basta!" del 1994. E si ritrovarono con i popoli maya delle montagne che avevano già iniziato il cammino verso la loro liberazione all'interno della selva Lacandona. Popoli giovani di tzeltales, tzotziles, tojolabales e choles, provenienti dalle loro antiche, perfino ancestrali, comunità degli Altos, della zona Nord, di Chilón e Comitán, che si addentravano in quelli che allora erano gli immensi municipi di Ocosingo e Las Margaritas, il "Deserto della Solitudine" dei frati missionari che culminava nel Petén guatemalteco.
La Rivoluzione Messicana aveva solo sfiorato il Chiapas, l'ultimo lembo del paese. Il potere era detenuto da poche famiglie di proprietari terrieri e politici da cui proveniva il generale Castellanos Domínguez, il suo predecessore Juan Sabines Gutiérrez, ed il suo successore, Patrocinio González Garrido, imparentato col potere ovunque. Molto prima c'erano stati Manuel Velasco Suárez, la mummia di Salomón González Blanco, prominente priista (beh, tutti priisti). E più avanti Juan Sabines Guerrero e Manuel Velasco Coello. Nel 2012 sembrerebbe che siano le stesse famiglie a detenere il potere istituzionale e politico in Chiapas. Ma non è più come prima. Quella lenta marcia di liberazione dei popoli indigeni ha finito per creare quella che oggi è la più grande e longeva esperienza di autonomia intranazionale e di resistenza del mondo. Le migliaia di ettari di terre delle vecchie proprietà in possesso di queste e di altre poche famiglie negli anni '80 del XX° secolo, sono ora nelle mani degli indigeni, gli abitanti ancestrali, che inoltre le governano.
Dalla fine degli anni ottanta la proprietà "caxlana", incluso la sua presenza, è andata scomparendo nella regione degli Altos, a Bachajón, sebbene abbiano conservato i loro ranchos e latifondi nelle valli e gole di Ocosingo, Las Margaritas, Altamirano, Palenque, Comitán. La liberazione interna dei popoli progressivamente è diventata territoriale, con una notevole componente religiosa attraverso la peculiare diocesi di San Cristóbal de las Casas, guidata da Samuel Ruiz García, e nel marco delle successive esperienze di lotta contadina di ispirazione comunista (le storiche CIOAC, CNPA, OCEZ), del cooperativismo maoista che avrebbe alimentato la ARIC e simili, ed altri fronti di lotta e resistenza, sistematicamente repressi/cooptati ma che non smettevano di sbocciare tra gli interstizi, come formiche. Così si sarebbe proprio chiamata l'ultima espressione pacifica prima dell’insurrezione dell'EZLN, con la marcia degli Xi'Nich (formiche) di Palenque nella capitale della Repubblica nel 1992, l'anno di grazia in cui cadeva la statua del conquistatore Diego de Mazariegos nella piazza di Santo Domingo, a San Cristóbal de las Casas, durante un corteo indigeno di inusitata forza al quale partecipavano, si seppe più tardi, coloro che due anni dopo si sarebbero presentati come zapatisti.
Un segreto era cresciuto nelle montagne del Chiapas. Qualcosa di più di una guerriglia: un esercito contadino, con tutte le sue implicazioni. Qualcosa di più di un'organizzazione politica tradizionale e delle trappole del negoziato/controllo alle quali sono esposte. Qualcosa di più di un effetto della lettura liberazionista del Vangelo cristiano, non esclusivamente cattolico. Un'inedita struttura comunitaria e militare, col suo nucleo nel Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno (CCRI) dell'EZLN, che invertiva l'abituale organizzazione rivoluzionaria e militare di ispirazione marxista-leninista, per mettere il comando, la Dirigenza, nelle mani degli stessi popoli che, sempre più collettivamente, nella misura in cui l'organizzazione clandestina si estendeva, designava i comandi militari, paradossalmente civili, responsabili della preparazione della guerra e delle date e condizioni per l'insurrezione, alla fine realizzata a capodanno del 1994.Senza dilungarsi sulla ricchezza simbolica e discorsiva dello zapatismo, abbondantemente riportata, esaminata ed imitata negli ultimi 18 anni in tutto il mondo, bisogna ricordare la cattura, nella valle di Las Margaritas, la prigionia ed il processo pubblico al generale Castellanos Domínguez le settimane immediatamente successive all'insurrezione. Rinchiuso in una delle sue proprietà quell'anno nuovo, l'impresentabile discendente del dottor Belisario Domínguez conobbe un nuovo (antichissimo) tipo di giustizia popolare che lo condannò a sostenere la vergogna per i suoi crimini, e per estensione, per quelli della classe dominante che egli rappresentava in tutta la sua brutalità e limitatezza intellettuale. Prima di essere riconsegnato ai rappresentanti del governo alla vigilia del primo negoziato tra i ribelli e lo Stato, il Mercoledì delle Ceneri del 1994, il generale conobbe l'arma più distruttiva: la dignità dei popoli ed un'etica rivoluzionaria che lo obbligava a sostenere il peso del perdono delle sue vittime.

“Ci parlano con la realtà”
L'alba del 1994 accelera tutto. Mostra, su scala di massa e universale, il trattamento che la Nazione ha riservato ai suoi popoli indigeni. Rivela la profondità delle radici, della convinzione e della determinazione dei popoli insorti. La sua inedita modernità offre una nuova strada e, per la prima volta dalla caduta del socialismo sovietico, parla dell'apparente trionfo del capitalismo neoliberale e della fugace "fine della Storia", di un altro mondo possibile, dove stanno molti mondi. Mentre "ci parlano con la realtà", come diceva Carlos Monsiváis, gli zapatisti realizzano un'autentica riforma agraria dal basso recuperando centinaia di migliaia di ettari di terre e distribuendoli in maniera organizzata e puntuale seguendo le loro avanzate leggi rivoluzionarie. Per il resto, l'impatto della ribellione portò molti altri indigeni, perfino filogovernativi (che all'epoca, come oggi, sigla più/sigla meno, erano priisti) a prendere le terre che gli allevatori, cacicchi e proprietari terrieri si erano accaparrati in buona parte dello stato. Un'ironia devastante di fronte all'annuncio del governo nazionale priista secondo cui la redistribuzione agraria, iniziata dopo la Rivoluzione Messicana, era conclusa.
In Chiapas ricominciava, e dava origine ad un nuovo ciclo storico della liberazione: l'autonomia dei popoli indigeni. La lotta è per la terra ed anche per l'autodeterminazione. In un paese ed un mondo dove le funzioni di governo sempre più spesso si trasformano in strutture criminali e illegittime, la ribellione zapatista è la pietra fondante di nuove forme di buon governo che comandano ubbidendo ed esistono per servire e non per servirsi del ruolo, che è un incarico e non un'assegnazione, una responsabilità e non una ricompensa. E si manifesta il paradosso di un esercito (l'EZLN) che permette l'esistenza di governabilità, giustizia e autodeterminazione pacifica. Il mondo delle lotte dal basso scoprì che, parafrasando Sartre, lo zapatismo è umanesimo.Questo è il lungo viaggio di quella cellula originaria che credeva di andare a fare una rivoluzione ed è finita per farne un'altra: originale, ugualitaria, esemplare, e soprattutto, possibile.
Gli zapatisti non perdono tempo. Nel dicembre del 1994 il subcomandante Marcos annuncia a Guadalupe Tepeyac la creazione di nuovi municipi, ribelli e autonomi. Il governo di Zedillo finge di avere l'intenzione di negoziare ma improvvisamente li tradisce l'8 febbraio 1995 scatenando un'offensiva delle forze armate che militarizza centinaia di comunità che si dichiarano in resistenza. Mesi dopo, a San Miguel, si concordano i dialoghi di pace da tenersi a San Andrés Larráinzar, che già allora era stato ribattezzato dai ribelli San Andrés Sakamchén de los Pobres. Tra pressioni, inganni e miserie, nell'aprile del 1996 si firmano i primi accordi su cultura e diritti indigeni ma Zedillo si ritira poche ore dopo adducendo lo stato di ebbrezza del suo segretario di Governo e sprofondando nel ridicolo i suoi negoziatori.
Gli accordi sono stati una conquista non solo degli zapatisti del Chiapas, ma anche di decine di rappresentanti indigeni di tutto il Messico. Ma saranno gli zapatisti i primi a trasformarli in legge e sulla base di questi costruire un'esperienza autonomistica con cinque Giunte di Buon Governo organizzate in cinque Caracoles e decine di municipi e regioni autonome ribelli. Da allora, contro questa esperienza hanno combattuto i successivi governi federali e statali, con il dispiegamento massiccio di truppe federali, poliziotti e, dove hanno potuto, gruppi civili armati (paramilitari). Un'offensiva scatenata dai comandanti in capo Zedillo, Vicente Fox e Felipe Calderón, aperta anche su altri fronti: economico, propagandistico, diseducativo.
In breve, vale la pena ricordarlo, l'organizzazione autonoma dei popoli zapatisti non parte nel 2003 con la creazione dei cinque Caracoles ubicati in ognuna delle regioni sotto di loro influenza. Neppure con l'annuncio della nuova demarcazione, il 19 dicembre 1994, congiuntamente alla rottura dell'accerchiamento. Già si parlava dell'autonomia e, cosa più importante, già ci si lavorava, dall'arrivo dei primi insorti nei villaggi della selva.
La salute e l'educazione, due dei pilastri dell'autonomia e, soprattutto, il concetto del comandare ubbidendo, principio sul quale si organizzano i governi autonomi, sono elaborati in quel periodo di incontro e conoscenza tra i popoli e la guerriglia. Più avanti prendono forma in una nuova geografia e a partire dal 2003 in governi composti formalmente nelle Giunte di Buon Governo, dove si pratica la democrazia comunitaria, come la chiama il filosofo Luis Villoro.
"Noi avevamo già un territorio controllato ed è stato per organizzarlo che sono stati creati i municipi autonomi", spiegò allora il maggiore Moisés. "Noi creammo i municipi autonomi e poi pensammo ad una Associazione di Municipi, che è precedente alle Giunte di Buon Governo. Questa Associazione è una pratica, è una prova di come dobbiamo organizzarci. Da qui nasce l'idea di come migliorare e così spunta l'idea della Giunta di Buon Governo. A noi viene un'idea e la mettiamo in pratica. Pensiamo che siano idee buone ma nella pratica vediamo se ci sono problemi, o come risolvere i problemi".
Anni dopo, il comandante Moisés, appartenente alla zona degli Altos e morto in un incidente, così sintetizzava la storia dell'autonomia: "Noi volevamo dialogare, ma vedete quello che è successo con gli Accordi di San Andrés (firmati a febbraio del 1996 e fino ad oggi incompiuti). Per questo non abbiamo chiesto il permesso ed abbiamo iniziato a costruire. La cosa essenziale è l'organizzazione del popolo e non il denaro, perché il denaro se è in eccesso corrompe, ma l'organizzazione non si corrompe. L'idea che ha per obiettivo la vita non si distrugge con la prigione né con la morte…"
Nel 2012 l'autonomia di questi popoli continua ad essere un riferimento inedito nel mondo. Non c'è un'esperienza paragonabile, e sicuramente non si tratta solo del fatto che esista, ma la sua esistenza è il motore di molte delle lotte in corso in Messico ed in molte parti del pianeta. Oggi, per esempio, una rete di medici e attivisti affrontano la crisi e i tagli in Grecia attraverso l'organizzazione di un ospedale autogestito a Salonicco, che si ispira a questa forma organizzativa. Una foto della clinica La Guadalupana, di Oventik, campeggia su una delle pareti degli ambulatori.
Esempi come il precedente sono molti, soprattutto nei villaggi indios del Messico che attualmente conducono mille battaglie contro l'espropriazione di cui sono oggetto. La resistenza e molte delle sue forme organizzative sono d’ispirazione zapatista e lo si riconosce con orgoglio.
Non potendo essere altrimenti, la sfida degli indigeni zapatisti a partire dal 1994 ha portato il governo alla scommessa criminale di distruggerli. Seguendo i manuali yankee di guerra irregolare e con guerriglieri traditori come consulenti (Joaquín Villalobos di El Salvador, Tomás Borge del Nicaragua ed un pugno di locali ex membri della Liga 23 de Septiembre ed annessi), il governo salinista, e soprattutto quello zedillista, decisero di giocare alla contrainsurgencia, visto che le ricette applicate in Guatemala e Vietnam non servivano a niente di fronte ad un esercito contadino e popolare che per giunta, ascoltando saggiamente la richiesta di pace nel paese, aveva messo a tacere le sue armi e si preparava a difendere le proprie istanze che si generalizzavano tra i popoli ed i movimenti del paese. Per sua voce parlavano i senza voce.
La strategia di contrainsurgencia si attualizzò nella sfera militare, mentre lo Stato inondava il Chiapas di risorse, investimenti e promesse, permettendo l'arricchimento delle stesse famiglie di sempre, ora nel ruolo di amministratrici delle risorse economiche della Federazione. Inoltre, spargeva i semi perversi della divisione, della paramilitarizzazione e della corruzione politica su scala comunitaria. Incapace di vincere la sfida indigena, il governo di Carlos Salinas de Gortari durante i dialoghi di pace mostrò tutta la sua meschinità e lasciò in eredità ad Ernesto Zedillo una ribellione prodiga di sorprese.
I popoli non sono retrocessi. La loro esperienza di governo ha fatto sì che, almeno a parole, i governatori "oppositori" ma priisti, Pablo Salazar Mendiguchía e Juan Sabines, abbiano riconosciuto la probità e l'efficacia dei consigli municipali autonomi e delle Giunte di Buon Governo. Molti popoli indigeni messicani hanno tentato di stabilire autonomie simili (amuzgos, nahuas, mixtecos, purépechas) ed hanno subito criminalizzazione, repressione, prigione e morte senza ottenerle pienamente. L'autonomia di tzeltales, tzotziles, choles, tojolabales, mames e contadini del Chiapas è stata possibile grazie all’estensione del loro territorio e della loro organizzazione e all'esistenza di un esercito proprio, dove gli insorti ed i miliziani sono figli e figlie di quei popoli. Un esercito che, onorando la tregua alla quale si è impegnato con la società civile messicana, non combatte, ma nemmeno depone le armi.
Il nuovo governo priista di Ernesto Peña Nieto si trova con una dichiarazione di guerra tuttora vigente ed eredita la responsabilità di un rosario di crimini e tradimenti governativi contro i popoli ribelli del Chiapas. È l'eredità maledetta di essere un malgoverno, come sostengono ripetutamente gli zapatisti. Affronterà anche la sfida costruttiva, alternativa e fattibile di governi autonomi che presto o tardi condurranno al riconoscimento del Messico come paese plurinazionale e multiculturale, e con un altro dei paradossi che prodiga questa rivoluzione indigena, saranno garanzia del fatto che continuiamo ad essere una Nazione libera e sovrana, e non la tragica commedia in cui oggi il servile neoliberismo governativo lacera il Messico e mette a serio rischio il futuro nazionale.
Il piccolo esercito indigeno del sudest che ha compiuto 29 anni questo 17 novembre continua ad essere difesa e garanzia. Con la sua pratica ed il suo esempio i popoli zapatisti ed il loro esercito ribelle ispirano i guardiani indigeni del Messico in Guerrero, Sonora, Michoacán, Jalisco, Oaxaca ed in molte altre parti.


http://desinformemonos.org/2012/11/el-ezln-inspiracion-de-los-guardianes-indigenas-de-mexico


Fotoreportage: http://desinformemonos.org/2012/11/ezln-29-anos-de-ser-valladar-y-garantia/


(Traduzione "Maribel" - Bergamo)

venerdì 15 luglio 2011

CHIAPAS-ultimi giorni

Lo so, lo so che non e' il massimo passare da "primi" a "ultimi" giorni senza nulla in mezzo, ma provero' a spiegarne il motivo.
Non sono in sciopero di scrittura, sarebbe inconcepibile per me e la mia grafomania, ogni giorno riempio pagine e pagine, ho soffocato un quaderno intero con stipati segnetti blu, ma sono per me, per la mia memoria.
Il fatto che non riesco ad accettare e' quello di scrivere per altri, raccontare ad altri, non per egoismo o gelosia ma perche' intimamente so che nessuno (a parte i pochi che hanno vissuto la mia medesima esperienza) nessuno e' in grado di capire quello che accade ogni giorno. Dico cosi' perche' da un'ora con l'altra io stessa smentisco le mie convinzioni e disconosco quanto appena appreso.
Pero' mi ero presa un impegno, quello di scrivere almeno due volte un diario di viaggio, e ora lo porto a termine.
Per meglio esplicare quanto detto voglio parlare delle persone che si incontrano in questa terra, non che la nostra sia priva di esseri tanto soprendenti, ma certamente li cela meglio.
La gente che ogni giorno accompagna il nostro cammino e' strabiliante, tanto inconcepibile da aver allargato i miei orizzonti di pensiero, nel senso che ora credo possibile cio' che prima era solo una storia. Parlo di donne come Mercedes che lentamente e di nascosto ha "manipolato" le nostre menti in preparazione ad incontri ancora piu' forti. Mercedes, la stessa che il primo giorno mi suscitava rifiuto per il suo estremismo, e' riuscita ad infonderci tanta fiducia da accettare le notizie piu' sconcertanti ed andare avanti col sorriso.
Parlo di uomini come Chema, veri e propri eroi per il loro popolo, uomini con il volto sereno e tanto forte da emanare luce dalle rughe e sicurezza dalla camicia sporca e strappata.
Parlo di uomini quali il rappresentante della comunita' 9 di aprile, uomini dalle cui parole trapela l'amore piu' incondizionato e la volonta' piu' ferrea.
Parlo di uomini che con la loro semplicita' e con i loro pensieri hanno ribaltato completamente la nostra concezione di leader, di coraggio, di sincerita'.
Gia', una delle cose che mi colpisce di piu' delle persone che ho incontrato e' che la loro sincerita' e' palpabile e si trasmette a me senza imposizioni ma proprio in virtu' della sua forza.
E la sincerita' e' fondamentale per accettare persone quali Marco Alejandro. Ogniuno ci ha dato una piccola prova che ci lasciasse la sicurezza di affidarci a loro, prove come racconti sui vissuti personali o emozioni vere, e le prove sono direttamente proprozionali alla difficolta' di credere. Cosi' Marco Alejandro prima di rivelarci la sua parte piu' incredibile ci ha rassicurati con la sua parte piu' accademica e razionale, con le sue immense conoscienze e le sue innumerevoli lauree.
Una volta mostratoci il suo lato piu' accettabile ci ha regalato quello piu' impensabile, a chi lo desiderava ovviamente. Cosi' che parlare di punto di ancoraggio e dialogo interiore mi riempie di emozione per aver avuto finalmente uno spiffero di quella "conoscenza" infinita, sciamanica che da anni aspiro ad avvicinare.
Ovviamente nessuno mi capira' davvero, tanto che io stessa non ne sono piu' tanto convinta come ieri sera, quando il famoso punto di ancoraggio stava in un mondo parallelo.
Ma ho deciso di accennarne ugualmente, al massimo qualcuno si fara' una sincera risata sospettando la mia partecipazione alla raccolta di funghi allucinogeni.
Con speranza,
compa ("slang" locale documentato!) Elisa

lunedì 4 luglio 2011

CHIAPAS-primi giorni

Ora diluvia, ma non e' una novita'! Ormai nessuno si fa piu' la doccia perche' asciugarsi e' un impresa...credo ci siano stati alcuni problemi tecnici con il calcolo della stagione delle piogge.
Oppure un "compañero" porta parecchia sfiga visto che il volo transoceanico era in ritardo, abbiamo perso quello seguente, ci hanno imbrogliati sull'hotel in cui passare la notte (alla fine e' stata trascorsa in aereoporto sotto una doccia di aria condizionata) e- cosa peggiore- la squadra di calcio della Nigeria dei campionati mondiali under 18 che si tengono in Messico, era nel gate affianco al nostro... proprio li' a due passi...ma se ne e' andata a Panama City.
Dopo tanti dispiaceri e tribolazioni siamo finalmente giunti nel centro che ci "ospita", poco fuori San Cristobal, che stiamo scoprendo essere un "centro di educazione" per ragazzi indigeni che qui imparano un lavoro.
Alle 10.30 colazione a base di tortillas fritte "bollite" in un sugo di pomodoro e pollo, fagioli neri in quantita', "burro" (crema) e formaggio, fette biscottate con marmellata e burro d'arachidi, latte e cereali per i piu' resistenti.
Dopo un pasto del genere qualche minuto per sistemarci e un viaggio di due ore che neanche a Gardaland sugli ottovolanti piu' sofisticati. Tra la velocita' del "carro", la situazione della "carretera" e i peli che facevamo agli altri passanti- incredibile a dirsi- c'era gente che DORMIVA. Non la sottoscritta ovviamente, che si e' fatta una tirata di svariate decine di ore.
Eravamo diretti alla comunita' 28 de Junio che festeggiavo il suo anniversario di nascita, ovviamente il 28 di giugno, 2011.
Ci aspettavamo qualcosa di piu' tradizionale, tipo abiti, gioielli e musica, ma ci siamo trovati davanti una calca assurda che assistiva ad un incontro di boxe, bambini che si arrampicavano su di un albero della cuccagna scivolosissimo (immaginavo il volto atterrito delle madri italiane davanti ad uno spettacolo di tale pericolo!), bambine che cercavano con la bocca le monete nella farina (e se ne mangiavano a quintali) e gente di tutte le eta' che dava il suo meglio nel gioco della pelota.
Superato il primo stupore con la consapevolezza della giovane eta' della comunita', abbiamo esplorato la zona e mangiato-ANCORA!- carne, riso e tortillas. Era proprio un bell'ambiente, rilassato, giocoso e caldo. Piccoli e grandi collaboravano con allegria e ben presto ci siamo ritrovati a ballare sul sagrato della chiesa invasati da una spirito di festa gioioso ma discreto...non sapevamo ancora nulla della storia atroce che ha passato quel popolo.
Il giorno seguente a San Cristobal- in particolare MERCATO DELL'ARTIGIANATO- e da ieri sono partiti i corsi intensissimi con Mercedes, la nostra maestra/guida, una donna dall'incredibile forza e mente, che sta facendo di tutto per turbare i nostri sogni con racconti raccapriccianti e informazioni impensabili. E' pazzesco come parla del governo- di tutti i governi!- del suo popolo, della terra. E' talmente forte che ancora non me la sento di scriverne perche' ho bisogno di un'elaborazione piu' profonda e di superare quel poco diffidenza/repulsione che i suoi estremesmi mi suscitano.
Forse ci rifaremo sentire per il momento mi scuso delle imperfezione lessicali in lingua spagnola.
Compañera Elisa

mercoledì 11 maggio 2011

Marcha nacional por la justicia

Estimados compañeros:

Este fin de semana Desinformémonos se une a la cobertura de la Marcha por la Paz con Justicia y Dignidad  desde San Cristóbal de las Casas, Chiapas y  la Ciudad de México.

Marcha nacional por la justicia

Todo está listo para recibir y marchar junto a las bases de apoyo del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN), quienes se movilizarán hoy procedentes de la Selva, el Norte y Los Altos de Chiapas hasta la ciudad de San Cristóbal de las Casas  (leer más )


Miles de bases de apoyo en las calles de Jovel
Arranca marcha zapatista contra lа impunidad

San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 7 de mayo. Miles de hombres y mujeres bases de apoyo del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN), empezaron a marchar del Centro Indígena de Capacitación Integral (Cideci), en las afueras de esta ciudad, rumbo a la plaza de la paz, como parte de la Marcha nacional por la justicia y contra la impunidad, convocada por el poeta y periodista Javier Sicilia. (leer más)

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martedì 4 gennaio 2011

Desinformémonos No. 15

En este número encontrarás:
Los Nuestros
Democracia Luis Villoro
 Reportajes
EZLN: 17 años de proclamar la esperanza Hermann Bellinghausen Fotos: Moysés Zúñiga

Cancún: voces silenciadas y oídos que no escuchan Spensy Pimentel y Joana Moncau Fotos: Simona Granati y Spensy Pimentel

Europa se mueve
Los estudiantes ocupan Italia María Stella Scordo Fotos: Simona Granati

En Ciudad Juárez, Chihuahua
Lomas de Poleo: un campo de concentración en la frontera  Texto y Fotos: Juan Carlos Martínez Prado

¡Ahí viene el Mundial! anuncian las balas en Río de Janeiro Reflexiones de "Desentorpecendo a Razão" (DAR) y "Lutarmada" Fotografia: ABr

CIE: Cárceles encubierta repletas de trabajadores
El Reino de las Sombras en España  Gloria Muñoz Ramírez Fotos: Campaña por el cierre de los CIE

Sin el privilegio y derecho de contar con una tumba

En Jalisco, contra el despojo

En una guardería parisina
Educadoras defienden su proyecto pedagógico y laboral Marion (sección People And Baby del sindicato CNT Salud-social de Paris) Fotos: Yann Levy

 Los Nadies
 La historia de Quino
Un hamaquero zapoteco en Puerto Escondido Testimonio recogido en Puerto Escondido, Oaxaca, México por Proyecto Chakana

Nayem, un joven saharaui Texto: Tiziana Perna Fotografía: Stefano Montesi Traducción: Marcela Salas Cassani

Autonomía
 NewYorck en Bethanien

Radio Ñomndaá
Fluye La Palabra del Agua Sergio Ferrer Fotos y video: Prometeo Lucero

Fotoreportajes
 Una favela llamada Paraíso Fotografía: Raissa Corso Texto: María Clara Ferreira (socióloga y habitante de Paraisópolis) Música: “Favela” Arlindo Cruz Producción: Desinformémonos

Fotografía y texto: Daniel Martínez Torres Música: Canto Yoruba Producción: Desinformémonos

Video

Conciencia Negra en Brasil Producción: Colectivo Catarse Traducción: Desinformémonos Subtítulos: Aureliano Lecca

Audio
 Voces de abajo en Cancún Producción: Proyecto Chakana  

Imagina en resistencia
Presentación del libro
Más amor pedagógico    Melchor López Hernández 
 
Desde Buenos Aires
Tiene que haber un cambio en lo cotidiano de la comunicación Entrevista realizada por Augusto Al Q’adi Alcalde

En la ciudad de México
Populismo sobre hielo Texto y Fotos: Marcela Salas Cassani

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domenica 19 dicembre 2010

Gianni Proiettis denuncia che il suo fermo è un “attentato contro la libertà di stampa”

La Jornada – Venerdì 17 Dicembre 2010

Fermato in
  Chiapas per “confusione” un giornalista di origine italiana, già rilasciato

La Polizia statale aveva
accusato il docente universitario anche di possesso di marijuana

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis.,

16 dicembre. Gianni Proiettis, collaboratore del quotidiano italiano Il Manifesto e professore universitario dell'Università Autonoma del Chiapas (Unach), la mattina di oggi è stato fermato da poliziotti statali con l'accusa di possesso di marijuana, ma nove ore dopo è stato llberato dicendo che si è trattato di "confusione".
Il giornalista di
origine italiana ha dichiarato che il suo fermo rappresenta un "attentato contro la libertà", perché è sicuro di essere stato fermato per aver scritto alcuni articoli critici contro le autorità federali.
Intervistato per
telefono dopo essere stato liberato, poco prima delle ore 22, Proiettis ha  raccontato che intorno alle 11.30 era uscito di casa nel quartiere di Cuxtitali "per comprare delle sigarette e mi hanno afferrato tre civili con le pistole; mi hanno caricato su un'auto senza dirmi che erano poliziotti statali; l'ho saputo dopo".
Ha aggiunto che i
poliziotti non l'hanno nemmeno informato di cosa fosse accusato e l'hanno portato nella sezione antidroga con sede a Tuxtla Gutiérrez, dove è rimasto isolate per diverse ore.
Ha raccontato che
un'ora prima di essere liberato gli hanno detto che era accusato "di avere uno spinello (sic) di marijuana, cosa non vera. Mi hanno fatto questa accusa falsa. E' stato solo in Procura che ho saputo di cosa mi accusavano di avere una piccola bustina, che se anche fosse stata mia era assurdo, ma non era neppure mia".
Dal 1993 Proiettis
insegna antropologia alla Facoltà di Scienze Sociali della Unach, con sede in  questa città, e dal 1994 quando insorse pubblicamente l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, collabora con Il Manifesto.
"Vedo la mia
detenzione come un attentato alla libertà di stampa. Sicuramente quello che ho scritto non è piaciuto a qualche politico. Credo che sia questa la ragione di fondo del mio fermo, non vedo altra ragione", ha aggiunto.
Ricorda che ne
i suoi recenti articoli ha trattato il tema del narcotraffico in Messico, cosa  che irrita "particolarmente il governo federale", e recentemente ha coperto il forum sui cambiamenti climatici di Cancun, Quintana Roo.
Sostiene che i
poliziotti non lo hanno picchiato né maltrattato, "ma al momento di  entrare nel veicolo mi hanno minacciato con una pistola e mi hanno infilato un cappuccio in testa, ma nient’altro di particolare".
E' stato liberato
intorno alle 21.30, dopo che Mónica Mendoza Domínguez, segretaria particolare del vice-procuratore generale di Giustizia dello stato, Jorge Culebro Damas, gli ha detto che si era trattato di una "confusione" e gli ha offerto le proprie scuse.
A Città del
Messico, l'Istituto Nazionale di Migrazione ha confermato che "non ha citato né ha fermato" Gianni Proiettis.
Ha detto di non
avere informazioni e che, eventualmente, questa responsabilità sarebbe delle procure statale e Generale della Repubblica, perché fino alla notte di questo giovedì la Migrazione non aveva partecipato a nessun operativo.
Con informazioni
di Fabiola Martínez (Traduzione "Maribel" - Bergamo)

sabato 18 dicembre 2010

Caffè messicano solidale

Ciao a tutti,
abbiamo di nuovo il caffè messicano prodotto dai contadini del chiapas, alcuni di voi già lo conoscono per gli altri vi assicuro che è molto buono e che con i proventi si sostengono i contadini produttori.
 
Il prezzo, confezioni da 250g a 3,00euro, è fissato sulla base dell'allegato che vi invio...non è aggiornatissimo ma le cifre si sono pressochè mantenute con variazioni legate soprattutto al cambio con il dollaro.
 
Abbiamo due diverse qualità: forte e "morbido" dipende da come vi piace il caffè...il primo ha un gusto molto forte il secondo è più soft.
 
Oltre al caffè ho anche dello zucchero di canna dell'ecuador: 3euro per confezione da 1kg.
 
Fate girare la mail e se siete interessati ordinate a me il numero di confezioni che volete e ci organizziamo per la consegna...io sto ad albavilla ma se mi dite ve lo posso portare a como dove lavoro.
 
 
ciao
luca
luca.gini@teletu.it

Desinformémonos Revista Barrial No. 10

Compañer@s

Les enviamos el número 10 de nuestra revista barrial y comunitaria en formato PDF, lista para descargarse. Encontrarás un artículo del historiador Adolfo Gilly y una entrevista con el brasileño Abdias do Nascimento. Un reportaje sobre Haití, antes y después del cólera; historias de una inmigrante en Italia, de un trabajador libertario durante la huelga en Francia y de una trabajadora nicaragüense;  experiencias autónomas en Valencia (España) y en Guerrero (México) y una entrevista con el grupo mexicano Los de abajo.
Les enviamos un abrazo, con nuestro agradecimiento por su lectura y difusión.
Desinformémonos en:

sabato 13 novembre 2010

“Camminando” - progetto libertario Flores Magon

Il  presenta l'agenda 2011 “Camminando” di GRafica Independiente Solidaria.Il ricavato sarà destinato alla Giunta del Buon Governo della Realidad per la costruzione di una clinica ed annessa farmacia.
 
Agenda 2011  

Camminando...
E’ un’agenda in formato settimanale che nasce come strumento solidale a sostegno del sistema autonomo di salute del Caracol 1, “La Realidad”, Zona Selva Fronteriza, Chiapas, Messico.
 
Camminando…
Oltre che un’agenda, include testi di Eduardo Galeano, testimonianze di prigionieri politici della “otra campaña”( Gulliermo Selvas e sua figlia Mariana, detenuti in Atenco nel 2006 e Sara Lopez Gonzales arrestata a Campeche nel luglio del 2009 ), articoli, lettere (Hermann Bellinghausen), fotografie, racconti e tutto il necessario per aprire una finestra sul Messico attuale e sulla forte repressione ed aggressione che il Governo, nei suoi tre livelli (federale, statale, municipale), esercita contro l’attivismo politico extrapartitico e contro la costruzione delle differenti forme di autonomia.
 
Camminando…
vuole rappresentare , nell’impostazione grafica delle pagine e nei suoi disegni,  l’armonia della vita comunitaria e la costruzione di un mondo giusto, inclusivo, degno, rispettoso della diversità e biodiversità, dove i diritti umani sono una garanzia inalienabile e dove “tutto è per tutti” .

Sono state stampate 1000 copie, 500 in italiano e 500 in spagnolo.
Il ricavato della vendita delle agende verrà consegnato direttamente nelle mani della Giunta del Buon Governo della Realidad per la costruzione di una clinica ed annessa farmacia.

É possibile vedere l'agenda a questi indirizzi:
http://cox18.noblogs.org/files/2010/10/camminando_zapagenda_it.pdf

Prenotazioni via mail a: usis@libero.it e indiomex@libero.it 
Ritiro presso:
Calusca City Lights – Via Conchetta 18
Sede U.S.I. Via Torricelli 19
Tel. 347 7168596

lunedì 3 maggio 2010

Desinformémonos

Compagne e compagni d’Italia,

Vi scriviamo dalla rivista virtuale Desinformémonos http://desinformemonos.org), uno spazio di comunicazione alternativa, libero e indipendente dal quale con ribellione degna e gioiosa ci uniamo alle attività di controinformazione esistenti. Noi ci collochiamo in basso e a sinistra, proprio dove batte il cuore.

Vi invitiamo a navigare nella nostra proposta di controinformazione e scaricare, stampare e diffondere la nostra rivista di quartiere e comunitaria realizzata in semplice formato PDF.

Alcune idee:

- Potete stamparla ed esporla come un semplice periodico murale in luoghi d’incontro territoriali, centri sociali e comunitari. Attaccarla su un muro del vostro quartiere, o una parete della vostra stanza… Potete incollarla sul muro di una scuola o di un centro commerciale. Un muro qualsiasi in un qualsiasi posto del mondo.

- Potete stamparla e graffettarla ed averla in formato cartaceo. Potete distribuirla in un quartiere, in una comunità, un'aula scolastica, durante un corteo o in un incontro.

- Ci potete fare un aeroplanino e mandarlo ad un amico, ad un compagno o, meglio ancora, ad un destinatario sconosciuto.

- Potete conservare le singole pagine, pensando che un giorno non molto lontano possiamo unire le pagine che ci mancano.

- Potete rispedirla in formato elettronico ai vostri contatti, e così salvare le foreste

Infine, quello che in realtà vogliamo dirvi, è che sarebbe un onore molto grande che voi possiate aiutarci nella sua diffusione, se lo ritenete opportuno e ci sentite in sintonia con voi.

Non vogliamo sottrarvi altro tempo. Ci resta solo da dirvi che questo modesto spazio vi appartiene ed è aperto alle vostre proposte, gioie e tragedie.

Vi mandiamo un forte e solidale abbraccio.

--

http://desinformemonos.org

"...desinformémonos hermanos

hasta que el cuerpo aguante

y cuando ya no aguante

entonces decidámonos

carajo decidámonos

y revolucionémonos."

Mario Benedetti

venerdì 9 aprile 2010

Subcomandante marcos sin pasamontañas

El subcomandante insurgente Marcos muestra quien esta en realidad detras del pasamontañas, que ha caracterizado al EZLN y al movimento Zapatista.

sabato 3 aprile 2010

Replica del presunt Subcomandante Marcos.

2 aprile 2010 di Comitato Chiapas "Maribel" Bergamo

Condividiamo la dichiarazione e replica di Leuccio Rizzo, che è stato mostrato in una foto come il presunto Subcomandante Marcos senza passamontagna sul giornale Reforma, lo scorso sabato 27 marzo, con una notizia dal titolo “Desencapuchan al Sub Marcos”.

Questo Centro dei Diritti Umani conosce Leuccio Rizzo como persona solidale con le comunità e ci preoccupa che il giornale Reforma directo da C. Alejandro Junco de la Vega, si presti a pubblicare información prive di fondamento, che violano le norme Della Convenzione Americana dei Diritti Umani agli articoli 11 e 14, e come strumento di contrainsurgencia dello Stato messicano per segnalare e criminalizzare i difensori dei diritti umani.

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas A.C., Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México, Código Postal: 29240 – Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548; Fax +52 (967) 6783551 -medios@frayba.org.mxwww.frayba.org.mx

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C. Alejandro Junco de la Vega.

Direttore del giornaliera Reforma.

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, Messico; 31 marzo 2010

Sulla base del diritto di replica, la sollecito a pubblicare il presente testo nel suo giornale in base alle seguenti considerazioni:

Lo scorso 27 marzo è stata pubblicata sul vostro giornale la notizia dal titolo “Desencapuchan al Sub Marcos“, nella quale si danno informazioni e si esibiscono fotografie della mia persona assicurando che sia il Subcomandante Insurgente Marcos dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, cosa che causa danno alla mia persona dato a si tratta di un’informazione falsa e calunniosa.

Riferendo informazioni presumibilmente rivelate da “un autodefinito ex miliziano zapatista” che si presume vi abbia consegnato “un documento di 83 pagine“, dove si assicura che: “… nelle numerose foto che accompagnano il documento elaborato dal disertore si vedono diversi comandanti dell’EZLN, collegamenti e stranieri si presumibilmente membri di ETA. Sono fotografie di volti e corpi interi e nella maggioranza dei casi, le didascalie li descrivono con soprannomi e con i numeri dei telefoni cellulari.”

Bene, perché risulta che sia la foto che appare sulla prima pagina del suo giornale della persona col volto scoperto, vicino a quella del Subcomandante Insurgente Marcos dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale coperto con il passamontagna, sia le due delle foto che appaiono a pagina 7, con le didascalie nelle quali si legge testualmente: “Rafael Sebastián Guillen Vicente, meglio conosciuto come il Subcomandante Marcos…”, sono le foto del volto di chi sottoscrive la presente lettera.

Riconosco la mia solidarietà ed ammirazione incondizionata all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale per la difesa che compie dei diritti dei Popoli Indigeni, al Subcomandante Insurgente Marcos come Rivoluzionario, così come alle comunità zapatiste per il loro coraggio e resistenza nel processo autonomistico come Popoli Indigeni.

Per quanto detto sopra chiedo che si pubblichi il presente chiarimento e che da ora in avanti si astenga dal diffondere informazioni non comprovate come esige l’etica secondo la quale deve agire chi esercita il mestiere di giornalista. La informo, inoltre, che ho avviato i provvedimenti legali per i danni che la notizia citata mi ha causato e mi causerà da ora in avanti.

Leuccio Rizzo.

lunedì 15 marzo 2010

A 15 anni dall'offensiva in Chiapas contro lo zapatismo persiste la militarizzazione

Da Associazione In Viaggio - Menaggio

A 15 anni dall'offensiva militare del governo federale di Ernesto Zedillo contro centinaia di comunità zapatiste in Chiapas, il 9 febbraio 1995, e davanti al crescente numero e gravità delle aggressioni contro questi stessi popoli, soprattutto nella selva Lacandona, collettivi ed organizzazioni aderenti all'Altra Campagna in diverse parti del paese hanno dichiarato che, "con la sua guerra di sterminio il malgoverno non vuole solo distruggere l'EZLN, ma la vita e la dignità dei popoli".
Bisogna rilevare che l'occupazione decretata tre lustri fa è intatta ed anche adesso che si è militarizzato il territorio nazionale per combattere al crimine organizzato, il Chiapas continua ad essere l'entità con la maggiore presenza di effettivi militari.
"Quello che il governo sembra ignorare è che il progetto zapatista è arrivato molto oltre le nostre frontiere, vive in molte parti del mondo. Siamo in molti e non ci arrenderemo", sostengono gli aderenti all'Altra Campagna.
In Chiapas si configura uno scenario di indurimento dell'offensiva contro le comunità indigene zapatiste.
Una situazione che si inquadra dentro la generale militarizzazione del Messico, cosa che si è vista anche nelle misure del Governo per affrontare l'emergenza sanitaria dell'influenza "suina"

In tutto il paese dietro quella che viene presentata come la guerra al narcotraffico, che è in realtà uno scontro tra apparati, corporazioni di potere, cresce la tendenza, denunciata anche dalle organizzazioni dei diritti umani, a porre in una sorte di stato d'assedio l'intero paese. Una tendenza che per certi versi è stata allargata dalle misure prese dal governo messicano durante l'emergenza sanitaria basta pensare al dispiegamento di soldati nella stessa capitale.
Esercito per le strade, impunità degli apparati polizieschi si accompagnano al tentativo di repressione di movimenti ed istanze sociali come succede da Atenco, a Oaxaca, nel Guerrero. Nel Messico della crisi generalizzata acuita dall'emergenza sanitaria, della mancanza di prospettive per migliaia di persone, del calo delle rimesse dagli USA, quello che viene messo in campo sembra una misura preventiva contro la protesta sociale.
Una sorta di repressione preventiva contro la rivolta destinata a crescere in un paese dove la disuguaglianza sociale, nel tempo della crisi globale, tende ad accrescere in misura drammatica.

In questa situazione l'esperienza dell'EZLN accompagnata dalle realtà sociali che compongono l'Otra Campana rappresenta un alternativa scomoda per tutto il sistema istituzionale complice dell'attuale situazione sociale.

Sostenere le comunità zapatiste nella costruzione quotidiana che le Giunte del Buongoverno e i Municipi Autonomi portano avanti dell'autonomia resa realtà, dell'indipendenza praticata come alternativa concreta è un contributo alla ricerca collettiva nel mondo di costruire oggi "un nuovo mondo possibile".

Torniamo in Chiapas per condividere l'esperienza zapatista ed essere insieme alle donne e gli uomini che dall'altra parte dell'oceano, come tutti noi, sognano un futuro diverso e costruiscono un presente di ribellione.

mercoledì 25 novembre 2009

LIBERATO CHEMA

La Jornada – Mercoledì 25 Novembre 2009

Il governatore Juan Sabines propone di riprendere il dialogo e suspende i mandati di cattura

LIBERATO IL DIRIGENTE DELLA OCES

ELIO HENRÍQUEZ e ÁNGELES MARISCAL. San Cristóbal de las Casas, Chis., 24 novembre. Ore dopo la sua scarcerazione, il leader dell'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata (OCEZ), José Manuel Chema Hernández Martínez, ha dichiarato davanti a decine di suoi compagni che per quasi due mesi hanno manifestato per liberarlo, che i contadini non sono "carne da cannone" e che la repressione e la corruzione dei leader non risolvono le domande di terra e giustizia.

Accogliendolo di fronte alla Cattedrale della Pace di questa città, tra fuochi d'artificio e allegria, molti dei presenti piangevano ricordando la lotta per la terra che in 30 anni è costata la vita a circa 40 compagni e la repressione poliziesca e militare.

Il dirigente era partito dalla sua abitazione nel municipio di Venustiano Carranza - dove l'avevano condotto dei funzionari statali - per San Cristóbal per riunirsi con i suoi compagni in presidio e che hanno occupato gli uffici locali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) per chiedere la sua liberazione e quella di altri due contadini.

Chema era in carcere a Tepic, Nayarit, ed i suoi compagni José Manuel de la Torre e Roselio de la Cruz, nel carcere chiapaneco di Cintalapa. I tre già liberi sono stati portati dal governatore Juan Sabines Guerrero il quale ha chiesto loro di "riprendere i negoziati" ed ha promesso che non saranno eseguiti altri mandati di cattura. I contadini hanno ascoltato ma hanno chiarito che manterranno le loro richieste di terra e indennizzi alle famiglie dei due contadini morti durante uno degli operativi di polizia.

In un'intervista, Chema ha affermato che gruppi di potere dentro il governo chiapaneco vogliono una "repressione di massa" e pensavano di "annichilire la OCEZ". rispetto all'occupazione degli uffici dell'ONU, ha detto di non sapere quando si concluderà, perché deve consultarsi ancora coi tutti i membri dell'organizzazione, ma l'ente internazionale ha fatto sapere che gli occupanti hanno accettato di sedere ad un tavolo di distensione questo giovedì.

Prima di far visita nell'ospedale regionale di San Cristóbal a José Santos Aguilar, ferito durante le operazioni di arresto del dirigente, questi ha precisato che il governo statale ha accettato di pagare la cauzione per i tre detenuti ed ha rinunciato all'azione penale per associazione a delinquere.

Intanto, a Tuxtla Gutiérrez indigeni tzotziles dei municipi di Chenalhó, Rayon e Chalchihuitán hanno chiesto la liberazione di otto contadini detenuti a San Cristóbal, che il 16 novembre hanno iniziato uno sciopero della fame, ha riferito l'agenzia Notimex. http://www.jornada.unam.mx/texto/031n1est.htm

(Traduzione “Maribel” – Bergamo http://chiapasbg.wordpress.com )