Quello che si prospettava un lungo viaggio polveroso e scomodo, a bordo di un pick up, con il vento tra i capelli e la sabbia negli occhi, si è rivelato una delle esperienza più imprevedibili ed emozionanti di questo viaggio.
Minuto dopo minuto, si percepiva un progressivo allontanamento da quel mondo che dalla maggior parte della gente è considerato civile.Immersi in paesaggi meravigliosi da rimanere senza fiato, momenti difficili da descrivere e difficili da fermare in un immagine.
Una sorta di iniziazione, un viaggio di preparazione alla realtà che ci aspettava, una purificazione da tutte quelle immagini a cui l'occhio ormai si era abituato, immagini di una società retta sull'avidità del possedere, giungle metropolitane dove la naturalezza è sempre più minacciata dagli interessi di chi preferisce il grigio del cemento.
Arriviamo in una terra aiutata dalla pioggia e dalla fertilità del terreno, una terra in cui il sole di giorno è così forte che la sera se ne sente ancora il tepore: la sierra Indigena di Tocatic, Tlaltenango e Cicacal a Mesa De Palmira.
Per la prima volta è Marcos il primo a far uso della voce, una voce forte per far conoscere cos'è e quali sono gli obiettivi della Otra Campaña, a persone che vivono in una realtà isolata dove le notizie giungono a fatica, una voce fraterna di richiesta, la richiesta di storie di semplicità di preoccupazioni quotidiani, una voce che dà il coraggio di dare un nome al loro problema.
Chiediamo la parola a persone che hanno sempre vissuto nel silenzio delle loro montagne e quando hanno parlato a media di informazione e grandi uomini e futuri governanti, la loro voce si è persa nel vento senza giungere a niente e a nessuno.
Così anche la parola di chi ha fatto loro molte promesse di aiuto, si è persa in questa terra così vasta, lasciando solo il dolore nel cuore di tutte quelle persone che avevano riposto una speranza in quella voce.
Questo è il motivo per cui non sono molti gli uomini che siedono di fronte al tavolo del Sup: ci spiegano che troppe volte sono stati delusi da uomini che venivano a fare loro grandi progetti e che molti avevano perso la propia speranza.
Ma qui l'unica promessa che si vuole fare è quella di appoggio e solidarietà reciproca, valida per tutta quelle persone che credono ancora nella possibilità di cambiare la propria condizione di vita.
Si parla della terra e dei suoi frutti, unico sostegno del loro lavoro.
Ancora una volta è la terra che da la vita a questa persone, ed è motivo di lotte e ingiustizie. La stessa terra che i loro avi pagarono cara alla corona spagnola nel 1537, per mantenere i diritti di proprietà della terra che in principio era già loro.
Pranziamo in piccoli gruppetti di quattro o cinque, ospiti nelle case di questa umile gente.
Il paesaggio è stupendo e tutto intorno si aprono enormi spazi, luoghi bellissimi da vedere ma molto duri per la gente che ci vive.
Seduti a casa ci raccontano della sierra, dove ci sono ancora puma, ragni giganti velenosi e miglia di specie animali e vegetali. Non sempre qui però c'è lavoro per tutti, in molti trascorrono gran parte della loro vita al di là della frontiera.
Ci racconta un ragazzo che sono moltissimi i messicani che ogni giorno attraversano la frontiera clandestinamente alla ricerca di un futuro migliore.
Ma anche questa alternativa di vita non è affatto facile.
Attraversare la frontiera in questo modo può costare 3000 dollari o come 2000, 2500 dollari se si sceglie la strada del deserto, ancora più pericolosa.
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